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Quoziente intellettivo più basso per i bambini di donne vittime di violenza

Lunedì, 02 Dicembre 2019

La violenza sulle donne ha un ulteriore effetto negativo che si riflette anche sui bambini, riducendone il quoziente intellettivo. Lo dice uno studio pubblicato su Wellcome Open Research dall'Università di Manchester, Università di Bristol, King's College di Londra e altri enti di ricerca.

 

Coordinati dalla prof.ssa Kathryn M. Abel, i ricercatori hanno analizzato i dati di circa 3.200 coppie madre-figlio. Il quoziente intellettivo dei bambini è stato valutato all'età di 8 anni grazie a test specifici, mentre le madri hanno segnalato eventuali casi di violenza domestica con un questionario.
Un quinto delle donne ha denunciato episodi di violenza domestica nel corso dello studio. Il 17,6 per cento ha riferito violenze di tipo emotivo, come insulti, minacce e pressioni psicologiche, mentre il 6,8 per cento ha dichiarato di aver subito una qualche forma di violenza fisica.
I dati sono stati poi incrociati con quelli riguardanti il QI dei figli, mostrando una correlazione fra maltrattamenti e impatto sulle capacità intellettive dei piccoli.
Il 13 per cento dei bambini le cui madri avevano subito violenza aveva un quoziente intellettivo inferiore a 90 (100 è considerato il valore normale); se le madri avevano subito maltrattamenti durante la gravidanza o nei primi 6 anni di vita del bambino la percentuale era del 22,8 per cento; la percentuale saliva fino 34,6 per cento per i bambini le cui madri vivevano costantemente in una relazione violenta.
“Sappiamo già che una donna su quattro di età pari o superiore a 16 anni in Inghilterra e Galles subiranno violenze domestiche durante la loro vita e che i loro figli sono maggiormente a rischio di problemi fisici, sociali e comportamentali. Sappiamo anche che l'intelligenza nell'infanzia è fortemente legata al fare bene in età adulta, anche se ci sono state poche prove sul rischio di basso QI per questi bambini. Sebbene non possiamo concludere che l'IPV causi un basso QI, i risultati dimostrano che la violenza domestica ha un legame misurabile, a metà infanzia, indipendente da altri fattori di rischio per un basso QI”, ha dichiarato la professoressa Kathryn M. Abel. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Wellcome Open Research.

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Autore

Sperelli

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