Giovani suicidi, quando l’impulsività causa la tragedia

Mercoledì, 07 Settembre 2022

“I pensieri suicidi fanno parte dell’età adolescenziale, un momento della vita in cui si hanno degli slanci emotivi molto forti, sia in senso negativo che positivo. Raramente, però, questi pensieri si concretizzano. Quando accade solitamente non c’è premeditazione, c’è invece un momento di ‘buio’ in cui il ragazzo può essere sopraffatto da una situazione che sta vivendo con disagio, un momento innescato magari da una frase, da un messaggio, da un accadimento qualsiasi che lo fa agire impulsivamente”.

 

Così Enrico Zanalda, direttore del dipartimento di Salute mentale Asl Torino 3, co-presidente della Società italiana di psichiatria e presidente della Società italiana di psichiatria forense, intervistato dalla Dire, riflette sulla fragilità dell’età adolescenziale a partire da quanto accaduto a Gragnano dove un ragazzo di 13 anni, Alessandro, è morto dopo essersi buttato dal balcone di casa sua. Una vicenda che al momento vede indagati per istigazione al suicidio quattro minorenni e due maggiorenni. Secondo le prime ipotesi riportate da alcuni organi di stampa, la relazione intrapresa da Alessandro con una nuova ragazza avrebbe scatenato la gelosia dell’ex e il 13enne sarebbe rimasto vittima di insulti e minacce che lo avrebbero portato al tragico gesto.
“Sono degli slanci tipicamente giovanili che possono, però, portare a gesti improvvisi e definitivi”, spiega ancora Zanalda. “Quello che fa rabbia è pensare che se quel momento di buio venisse interrotto, da un qualunque elemento esterno, ecco allora che il ragazzo potrebbe superare indenne il pensiero pericoloso e magari non averlo mai più. Se, invece, ci si si avvita nel pensiero suicidario o autolesionista ecco allora che l’impulso può diventare incontrollabile”.
“In età così precoci - continua Zanalda - i ragazzi sono molto fragili, hanno una scarsa resilienza e una personalità in via di formazione, la loro identità è gregale e quindi se vengono esclusi o presi di mira dal gruppo di riferimento, e non vedono alternative, ecco allora che si sentono soli e possono voler spegnere la propria vita”.
In adolescenza “è difficile gestire i sentimenti – spiega lo psichiatra - l’amore può essere un’emozione effimera, ma nel momento in cui viene vissuta può essere molto intensa”. Dunque “emozioni forti, scarsa capacità di controllo e scarsa previsione possono portare a gesti forti e definitivi. La cosa migliore è cercare di parlare il più possibile con i ragazzi e, quando ci si riesce, cogliere gli aspetti di pericolo. Non sempre, però, è facile intercettare i disagi o il rischio di momenti di ‘buio’ perché quando i ragazzi iniziano a vivere nel mondo dei pari allora si allontanano dagli adulti e non parlano più. Ma chiedere aiuto e non isolarsi è fondamentale”, conclude lo psichiatra.

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