SCOTOMI E FOSFENI

Martedì, 28 Aprile 2015
FOSFENI

Il fosfene è un fenomeno ottico che dà la sensazione di vedere lampi di luce, scie colorate o scintille anche quando si hanno gli occhi chiusi e nessuno stimolo luminoso arriva al cervello. Si manifesta quando ci si strofina gli occhi o quando li si strizza molto forte e più intensa è la stimolazione, più fosfeni si vedono.

I fosfenii sono un fenomeno entopico: la loro origine è interna all'occhio stesso. Ma da cosa sono provocati? I fosfeni sono frutto di un inganno attuato dalla retina ai danni del cervello. Strofinando gli occhi si esercita un'azione meccanica sulla retina: i fotorecettori, stimolati da questa pressione, inviano al cervello un segnale del tutto analogo a quello luminoso e in questo modo lo inducono a credere di vedere lampi colorati e puntini scintillanti.
Ma i fosfeni possono essere generati anche in altri modi: per esempio tramite stimolazione elttettromagnetica (fissare una fonte di luce molto intensa senza protezioni può causare i fosfeni, ma non fatelo: potreste danneggiare seriamente gli occhi), droghe (i fosfeni non vanno però confusi con le alluncinazioni da stupefacente, la cui origine è da ricercare nel cervello: per saperne di più clicca qui), esposizione a radiazioni. Ma a volte possono essere sufficienti una forte emicrania o un raffreddore, che creando un aumento di pressione all'interno dell'occhio possono generaree questo tipo di disturbo.
Attenzione: in alcuni casi i fosfeni possono essere sintomo di patologie come il
DISTACCO DI RETINA
o del vitreo.
CORPI MOBILI VITREALI

Studio americano tenterà di approfondire il fenomeno delle stelle negli occhi

L'espressione “vedere le stelle” potrebbe essere assumere una valenza positiva. Un team di scienziati statunitensi del prestigioso Massachusetts Institute of Technology sta per affrontare il curioso fenomeno fisiologico del fosfene, ovvero la comparsa di punti luminosi a forma di stelle quando ci capita di alzarci troppo velocemente.
In questi casi, l'improvviso flusso di sangue alla testa attiva involontariamente quelle zone del cervello che sottintendono all'elaborazione delle informazioni visive, provocando così la comparsa dei fosfeni, anche se abbiamo gli occhi chiusi. Dal momento che si tratta di un meccanismo indipendente dalla capacità visiva, si verifica anche nei ciechi. Tuttavia, i ricercatori, che hanno anticipato il loro studio sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, sono convinti che la comprensione esatta del fenomeno possa costituire una buona base di partenza per la cura della cecità.
Il ricercatore capo Peter Schiller e la sua équipe hanno effettuato una prima sperimentazione su alcune scimmie, verificando sia la dimensione sia la colorazione dei fosfeni, che possono assumere contorni blu, rosa, verde e giallo: “vogliamo capire come funziona questo fenomeno per aiutare i non vedenti", ha rivelato Schiller. Una possibilità concreta secondo i ricercatori del Mit, che fanno leva sul fatto che in molti casi le persone cieche hanno soltanto perso la funzionalità degli occhi, ma conservano un cervello integro.
I fosfeni fanno parte dei cosiddetti fenomeni entoptici, ovvero percezioni visive che si generano all'interno del globo oculare. Il fenomeno è scatenato a volte anche dalla visione di punti estremamente luminosi, come ad esempio il sole, che impressionano la retina. A volte tuttavia può indicare l'inizio di un distacco della retina o del vitreo

Lo scotoma sta ad indicare, nel linguaggio medico, un'area di cecità, parziale o completa, all'interno del campo visivo, generalmente dovuta a lesioni del tessuto nervoso o, più raramente, a effetti indesiderati nell'uso di alcuni farmaci (es. antibiotici come la streptomicina).
È caratterizzata da una zona cieca, attorno alla quale la percezione visiva è generalmente buona. Si definisce scotoma negativo un'area di non visione all'interno del campo visivo: si manifesta sotto forma di macchia scura. Lo scotoma positivo viene percepito, invece, come una macchia a luminosità intermittente e di colore variabile.
Tra l'altro esiste anche uno scotoma fisiologico: è la zona cieca di Mariotte, l'area corrispondente alla papilla del nervo ottico ossia al punto in cui quest'ultimo emerge dalla retina; un piccolo oggetto posizionato in quella zona non risulterà visibile.
Lo scotoma è uno dei sintomi principali dell'emicrania con aura: la sua durata può variare dai 10 ai 50 minuti e la scomparsa parziale dal campo visivo è graduale.
Eziologia

Le cause più frequenti possono essere:

Spasmo dell'arteria retinica
Distacco di retina
Emorragie retiniche
Alterazioni del nervo ottico
Patologie della macula (zona centrale della retina)
Cataratta nucleare (scotoma positivo fisso che segue il movimento oculare e risalta su fondi chiari)
SCOTOMA
Cos’è?
Per scotoma s’intende la riduzione della sensibilità retinica (scotoma relativo) o la sua scomparsa (scotoma assoluto): le immagini non si percepiscono più in alcune aree. In particolare, in presenza di uno scotoma assoluto ogni percezione visiva è perduta, mentre con uno scotoma relativo si perde la percezione cromatica (alcuni o tutti i colori ad eccezione del bianco).
Come si manifesta?
All’esame del campo visivo (mappa campimetrica) lo scotoma viene rappresentato graficamente come un’area nera che può avere varie localizzazioni (periferica o centrale). Solitamente non viene notato dai pazienti, a meno che non influenzi la visione centrale o non interferisca con l’acuità visiva. Viene definito negativo quando non si percepiscono, del tutto o in parte, gli oggetti fissati a causa di una macchia scura. Al contrario è detto positivo quando si percepisce una macchia a luminosità intermittente e di colore variabile che si proietta sugli oggetti fissati.

Quali sono le cause?
Le cause sono varie e riguardano diverse strutture dell’occhio. Le ragioni principali per cui può presentarsi uno scotoma sono:
- patologie della macula;
- distacco di retina;
- alterazioni del nervo ottico (glaucoma, otticopatie, neuriti) e/o lesioni localizzate a livello delle vie ottiche (dalla retina ai centri visivi corticali).
- problemi vascolari (spasmi circolatori tipo dell’arteria retinica, emorragie retiniche);
- opacità centrale del cristallino (cataratta nucleare).

Quali sono i sintomi?
In linea di massima, a meno che lo scotoma non sia di dimensioni notevoli o localizzato nella zona centrale - interferendo in modo significativo con l’acuità visiva - non comporta disturbi importanti per i pazienti, tanto che in alcune patologie (tipo il glaucoma), il soggetto si rende conto della sua presenza solo quando il suo campo visivo è già danneggiato e ristretto. Per scongiurare quest'eventualità è consigliabile sottoporsi periodicamente a un controllo oculistico.

Come si classifica?
Si può classificare in:
- scotoma fisiologico (o macchia cieca di Mariotte): zona di non visione che corrisponde al punto in cui emerge il nervo ottico dalla retina (macchia cieca) che, in alcune patologie (tipo il glaucoma, l’edema della papilla), può ampliarsi;
- scotoma centrale: interessa la zona centrale del campo visivo (entro i 5°), ossia quella che si usa per fissare gli oggetti. Si manifesta quand'è presente un’alterazione funzionale della macula, la parte centrale della retina che consente la visione a più alta risoluzione: i pazienti lamentano la visione di una macchia scura centrale. Lo scotoma centrale si può presentare sia a causa di una degenerazione maculare legata all’età (AMD) e sia per situazioni infettive tipo toxoplasmosi o focolai di corioretinite oppure, ancora, in caso di alterazioni della conduzione nervosa (otticopatie);
- scotoma paracentrale: area di riduzione parziale o totale della sensibilità luminosa che coinvolge l’area paracentrale di fissazione (zone intorno alla macula). Si riscontra nella patologia maculare o del nervo ottico.
- scotoma centrocecale: è uno scotoma centrale, inizialmente piccolo, che lentamente si allarga, coinvolgendo sia il punto di fissazione centrale (macula) sia la macchia cieca. Si può manifestare nelle patologie del nervo ottico e nelle patologie metaboliche da accumulo;
- scotoma anulare: area cieca del campo visivo di forma circolare, generalmente localizzato fra 20° e 40° dal punto di fissazione. Si può manifestare in alcune degenerazioni retiniche tipo la retinite pigmentosa;
- scotoma arciforme o di Bjerrum: area cieca del campo visivo di forma arcuata o a semiluna suggestivo di una sofferenza del nervo ottico (glaucoma e otticopatie varie); a partenza dalla macchia cieca e presenta una forma di “C” maiuscola nella media periferia del campo visivo;
- scotoma scintillante: presenza di una macchiolina scura davanti agli occhi dalla quale si originano piccole strisce scintillanti e colorate (associato molto spesso ad emicrania);
- scotomi periferici: sono in genere legati a retinopatie e corioretinopatie.

Come si misura?
L’esame strumentale che permette di effettuare una diagnosi è il campo visivo che dà informazioni sulla visione centrale e sulla visione periferica. Quest’ultima è indispensabile all’uomo ancor più della visione centrale, in quanto gli consente di apprezzare l’esistenza e la morfologia degli oggetti mobili e immobili che lo circondano, consentendogli l’orientamento spaziale. Inoltre è importante eseguire una valutazione neurologica.

Si può curare?
Se le lesioni sono permanenti (tipo lesioni delle vie ottiche e tessuto retinico) non esiste una terapia risolutiva: quando la causa riguarda le cellule nervose, ad esempio nel caso di glaucoma e otticopatie, generalmente non si può fare nulla.
In ogni caso si potebbe recuperare parte della funzionalità visiva mediante un efficace processo riabilitativo. È opportuno, invece, cercare di effettuare prevenzione mediante visite oculistiche di screening per capire quando è necessario instaurare una terapia che tenga sotto controllo la situazione oculare (ad esempio nel glaucoma l’utilizzo di colliri ipotonizzanti). Quando, invece, la causa interessa ad esempio il cristallino (presenza di una cataratta), è sufficiente un intervento chirurgico di asportazione del cristallino e la sua sostituzione con una lente artificiale intraoculare.
Per quanto riguarda le patologie vascolari retiniche, tipo le occlusioni vascolari (arteriosa o venosa), è importante identificare la causa per poi instaurare la terapia farmacologica idonea (farmaci anticoagulanti, antiaggreganti e trombolitici) e l’eventuale terapia laser per prevenire le complicanze. Nelle patologie retiniche come la degenerazione della macula è importante stabilire la forma di maculopatia (secca o umida) per instaurare una terapia opportuna: nelle forma essudativa le iniezioni intravitreali e la terapia fotodinamica mentre nella forma atrofica ci si limita all’utilizzo di integratori (a base di luteina, zeaxantina, acidi grassi polinsaturi omega-3 e vitamine) che possono migliorare l’apporto nutritivo al centro della retina (trofismo maculare), anche se attualmente non esistono trattamenti farmacologici efficaci. Nel distacco di retina l’approccio è di tipo chirurgico volto a riposizionare il tessuto retinico nella sua sede originaria.
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