Nuovo modello per capire il rischio di metastasi del tumore al seno

Giovedì, 21 Maggio 2020

Un team dell’Istituto Europeo di Oncologia guidato da Pier Paolo di Fiore e Salvatore Pece dell’Università degli Studi di Milano ha realizzato un nuovo modello di predizione del rischio di metastasi in donne colpite da tumore del seno di tipo luminale, il gruppo più frequente di tumori mammari con tre quarti dei casi.


Il modello servirà a stabilire le scelte terapeutiche più appropriate per ogni paziente, scongiurando sia il sovra che il sotto-trattamento nelle terapie che seguono l’intervento chirurgico.
“Il nuovo modello – spiega Di Fiore – si basa sulla combinazione del predittore genomico (un set di geni che formano una “firma molecolare”) StemPrintER, che noi stessi abbiamo scoperto e validato un anno fa, con due parametri clinici: stato dei linfonodi e dimensione del tumore. In sostanza, abbiamo creato un nuovo modello di rischio, che associa, per la prima volta, dati clinici e dati genomici. Il risultato è stato eccellente: abbiamo testato il modello su oltre 1800 pazienti arruolate allo IEO e abbiamo dimostrato che la sua capacità di stimare il reale rischio di sviluppo di recidiva fino a 10 anni è superiore rispetto ai parametri clinico-patologici comunemente utilizzati nella pratica clinica”.
Si tratta del primo biomarcatore in grado di individuare il livello di “staminalità” presente nelle cellule corrotte dal cancro nello stadio primario della malattia. Le cellule staminali tumorali hanno un ruolo cruciale sia nell’avvio del processo di tumorigenesi che della diffusione metastatica nell’organismo. Sono anche alla base della resistenza alla chemioterapia di ogni tumore del seno.
Il grado di staminalità è connesso con l’eterogeneità molecolare del tumore del seno che rende ostica la previsione su come andrà la terapia.
“In uno studio condotto in collaborazione con Royal Marsden Hospital e Queen Mary University di Londra e anch’esso presentato all’ASCO di quest’anno - continua Pece - abbiamo dimostrato che la predizione della prognosi e la conseguente scelta delle terapie per il tumore del seno è più efficace se si basa sulla conoscenza della staminalità delle cellule tumorali. Il nostro modello che integra dati di staminalità e dati clinici si candida quindi a diventare il golden standard per la prognosi del tumore del seno. È un modello duttile, oltreché affidabile: si applica sia alle pazienti con linfonodi negativi, che a quelle con pochi (da uno a 3) linfonodi positivi, che rappresentano il gruppo con il maggior bisogno di una predizione accurata del rischio di recidiva per evitare il sovratrattamento con chemioterapie aggressive non indispensabili, senza per questo trascurare il rischio di sviluppare una recidiva a distanza di anni”.
“Il nuovo modello può rappresentare uno strumento importante per orientare noi oncologi nella scelta del trattamento adiuvante, che deve tenere in considerazione sia il rischio di recidiva della malattia che i vantaggi e gli svantaggi delle terapie mediche precauzionali”, commenta Marco Colleoni, Direttore della Divisione di Senologia Medica e Co-chair dell’International Breast Cancer Study Group.
“I risultati del nostro studio rappresentano un ulteriore passo verso l’obiettivo che perseguiamo da anni: dare a ciascuna paziente la terapia migliore per lei e per la sua malattia - conclude Paolo Veronesi, Direttore del Programma di Senologia IEO e Professore Associato all’Università degli Studi di Milano - Grazie all’approccio multidisciplinare e alla stretta interazione tra ricerca e clinica, la medicina personalizzata sta finalmente diventando una realtà anche per il tumore della mammella”.

 

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Autore

Sperelli

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