Dott. Andrea Militello specialista Urologo/Andrologo Roma


Dott. Andrea Militello specialista Urologo/Andrologo Roma



Incidenza del micoplasma genitalium e infertilità maschile


L'infezione da Mycoplasma genitalium è significativamente associata ad un aumentato rischio di infertilità maschile. Ad oggi, sono stati condotti pochi ampi studi sul M. genitalium.


 


Obbiettivo


Questo studio che riporto in bibliografia  mirava a stimare l'incidenza del M. genitalium e il fallimento del trattamento e a fornire informazioni sulla resistenza del M. genitalium agli antibiotici macrolidi e tetracicline tra gli uomini di coppie infertili.


 


Materiali e metodi


Questo studio è stato condotto come indagine retrospettiva su campioni di secrezione urinaria e seminali di 30.094 uomini di coppie infertili raccolti e utilizzati per test microbiologici per la valutazione delle infezioni del tratto genitale (Mycoplasma genitalium, Chlamydia trachomatis e Neisseria gonorrhoeae) tra ottobre 2016 e dicembre 2017. Mycoplasma genitalium RNA è stato rilevato utilizzando nuovi test di amplificazione simultanea. Lo screening della resistenza con macrolidi e tetracicline è stato introdotto utilizzando la reazione a catena della polimerasi (PCR) e il sequenziamento di Sanger.


 


risultati


L'incidenza di M. genitalium era 2,49% (749 su 30.094, intervallo di confidenza al 95% (CI), 2,31-2,66%). Dopo il trattamento antibiotico, i valori medi dei parametri dello sperma sono aumentati rispetto a quelli misurati prima del trattamento. L'incidenza complessiva dell'insuccesso terapeutico è stata del 17,56% (82/467, IC 95%, 14,10% -21,02%) (112-26-4 = 82), indipendentemente dal farmaco utilizzato. La resistenza agli antibiotici macrolidi e tetracicline è stata rilevata in 58 campioni (58/60, 96,67%, IC 95%, 91,99-101,34%) e 27 campioni (27/60, 45,00%, IC 95%, 32,04-57,96%), rispettivamente .


 


conclusioni


Sebbene l'incidenza del M. genitalium sia stata relativamente bassa, la scoperta della resistenza agli antibiotici macrolidi in> 96,67% dei campioni di fallimento del trattamento ha probabilmente spiegato il tasso di fallimento del trattamento con azitromicina alta (73/195, 37,44%) nello studio. Questi risultati indicano la necessità di fornire test di resistenza e di rivalutare le opzioni antimicrobiche.





Una nuova molecola, dal nome molto invitante, la kisspeptina sembra incrementare l’attivazione di circuiti neurali associati all’ eccitazione sessuale


La Kisspeptina, che viene codificata dal gene Kiss1, è stata identificata anche come attivatore dell’asse ormonale che parte sall’ipotalamo e arriva alle gonadi (testicoli e ovaie) stimolando di conseguenza la produzione degli ormoni della riproduzione


 


D’altronde alcuni recettori per tale molecola sono stati trovati anche nel sistema limbico, il nostro deposito delle emozioni. Questo darebbe una spiegazione fisiologica alle connessioni che bene conosciamo tra sessualità, emozioni e riproduzione.


La ricerca adesso si orienterà sullo studio della molecola nella donna, cercando eventuali modifiche che la sua somministrazione potrebbe indurre in alcuni casi di avversione sessuale e difficoltà riproduttive 


 






tumore prostaticoLa gestione ideale dei pazienti con recidiva biochimica di tumore prostatico e tuttora controversa. Oltre alle consuete terapie. come ad esempio ormono-terapia adiuvante o di salvataggio, anche la modifica dello stile di vita può avere un impatto positivo sul controllo della malattia oncologica. Tuttavia quest'aspetto ò stato finora poco studiato in lette­ratura.


Gli autori hanno voluto studiare l'impatto della dieta, dell'attività fisica (AF) e della riduzione dello stress sulla pro­babilità di progressione della malattia. Tra Giugno 2004 e Ottobre 2006 sono stati studiati 41 pazienti trattati con pro­statectomia radicale o radioterapia come trattamento iniziale e che poi hanno sviluppato una ripresa biochimica.


I pazienti sono stati randomizzati in un gruppo sottoposto a trattamen­to comportamentale e in un gruppo controllo. I due gruppi non erano statisticamente differenti per quanto riguarda le caratteristiche demografiche. cliniche. antropometriche e di stile di vita. Il trattamento era organizzato sia in sessioni individuali in cui venivano impostate la dieta e gli obiettivi dell'AF. sia in 12 sessioni di gruppo di 2.5 ore settimanali per i primi 3 mesi.


Successivamente. le sessioni di gruppo si sono tenute mensilmente per tre mesi. Dopo 3 mesi gli uomini del gruppo trattato. rispetto al gruppo controllo hanno dimostra­to una riduzione dell'assunzione di grassi totali e acidi grassi saturi e non e un aumento dell'assunzione di fibre. mentre l'assunzione di frutta e verdure e rimasta invariata. Tuttavia. nel gruppo trattato sono stati documentati aumenti significa­tivi sia nell'AF totale sia in quella moderata-intensa. Tuttavia non e stata osservata nessuna differenza nei valori di PSA in base al trattamento.


Tra gli uomini che hanno aumentato il consumo di frutta. d 56% non ha subito aumenti dei valori di PSA (rispetto al 29% dei pazienti che non hanno aumenta­to il consumo di frutta). Dall'altra parte. Il PSA é aumentato nell'83% dei partecipanti che hanno aumentato l'assunzione di acidi grassi saturi (rispetto al 44% tra chi non ha aumen­tato o mantenuto stabile fintale). I risultati a 6 mesi erano virtualmente identici. In conclusione, il trattamento attivo ha portato a cambiamenti positivi su diversi parametri dello stile di vita. Infine. l'aumento del consumo di frutta e la ri­duzione degli acidi grassi saturi sono apparsi associati ad una stabilità dei valori di PSA tra gli uomini con ripresa bio­chimica di malattia.


É indubbiamente provato che i pazienti sottoposti ad interventi chirurgici o terapie mediche maggiori per tumore tendano a lasciarsi conseguentemente andare dal punto di vista dello stile di vita. É quindi fondamentale che noi urologi si svolga un attento lavoro di counselling nei confronti dei nostri pazienti affinché loro capiscano che tera­pia medica o chirurgica non sono tutto!





Anche se non radicata nella nostra cultura “urologica “ , la sorveglianza attiva del carcinoma  della prostata è una strategia sicuramente utile per evitare inutili e aggressivi trattamenti nei confronti del carcinoma della prostata.


Lo studio riportato in bibliografia illustra il follow up di un cospicuo numero di pazienti affetti da carcinoma prostatico di BASSO GRADO sottoposti a sorveglianza attiva , nel contesto della  popolazione generale


La finalità dello studio è quella di dimostrare l’utilità di fornire comunque sostegno e consulenza a questo braccio di pazienti, onde ottenere un’aderenza alla sorveglianza attiva e ridurre di conseguenza inutili trattamenti che risulterebbero in effetti  non necessari


 



 


Five-year Nationwide Follow-up Study of Active Surveillance for Prostate Cancer


http://www.europeanurology.com/article/S0302-2838(14)00531-4/abstract/five-year-nationwide-follow-up-study-of-active-surveillance-for-prostate-cancer


European Urology, Volume 67 Issue 1, February 2015, Pages 233-238


Published online: 01 February 2015





Anche se non radicata nella nostra cultura “urologica “ , la sorveglianza attiva del carcinoma  della prostata è una strategia sicuramente utile per evitare inutili e aggressivi trattamenti nei confronti del carcinoma della prostata.


Lo studio riportato in bibliografia illustra il follow up di un cospicuo numero di pazienti affetti da carcinoma prostatico di BASSO GRADO sottoposti a sorveglianza attiva , nel contesto della  popolazione generale


La finalità dello studio è quella di dimostrare l’utilità di fornire comunque sostegno e consulenza a questo braccio di pazienti, onde ottenere un’aderenza alla sorveglianza attiva e ridurre di conseguenza inutili trattamenti che risulterebbero in effetti  non necessari


 



 


Five-year Nationwide Follow-up Study of Active Surveillance for Prostate Cancer


http://www.europeanurology.com/article/S0302-2838(14)00531-4/abstract/five-year-nationwide-follow-up-study-of-active-surveillance-for-prostate-cancer


European Urology, Volume 67 Issue 1, February 2015, Pages 233-238


Published online: 01 February 2015






 


L’assunzione di isoflavoni , attraverso l’assunzione di soia è correlata ad un ridotto indice di fertilità .


Questo  dato conosciuto nel mondo animale non è ancora ben codificato per l’uomo.


Ricercatori dell’Harvard School of Public Health  hanno studiato questa correlazione , associando appunto l’assunzione di cibi a base di soia alla modificazione di alcuni parametri spermatici .


Nello studio sono stati arruolati 99 uomini cui sono stati fatti assumere 15 cibi a base di soia nei precedenti 3 mesi E’ stata osservata un’associazione inversa tra l’assunzione di soia e la concentrazione dello sperma.


In media il gruppo di uomini che aveva assunto cibi a base di soia presentava uno spermiogramma con un ridotto numero di spermatozoi, circa 41 milioni di meno La relazione inversa tra assunzione di cibi a base di soia e la concentrazione spermatica era più pronunciata tra gli uomini in sovrappeso o obesi. Morfologia degli spermatozoi e volume dell’eiaculato risultavano invece nella norma.


Non dimentichiamoci tra l’altro che i fitoestrogeni contenuti nella soia sono sempre stati considerati nemici negli sport di resistenza in cui si cerca sempre di massimizzare la quantità di androgeni presenti in circolo


http://www.medicitalia.it/blog/andrologia/5381-spermatozoo-mangia-soia.html





L’incontinenza da urgenza  è maggiormente rappresentata tra le donne anziane. Le terapie proposte purtroppo non hanno portato miglioramenti sostanziali negli ultimi 40 anni , con un raggiungimento di risultati, valutabili in "vescica asciutta", nel 20% delle pazienti.


Tutte le principali organizzazioni nazionali ed internazionali raccomandano l’uso del biofeedback come primo passo terapeutico,  dal momento che può già di per se avere ottimo successo e di contro non presentare gli effetti collaterali della terapia farmacologica.


Malgrado ciò tale metodica  è sicuramente sottoutilizzata, poiché richiede un lavoro sicuramente più impegnativo, sia organizzativo che di manodopera.


Sarebbe allora più giusto e utile poter riconoscere, con esami strumentali, quali pazienti  affette da urge incontinence si gioverebbero del trattamento di biofeedback.


Questo studio , che ha coinvolto 649 donne affette da urge incontinence ha portato a delle chiare conclusioni.


Si è  evidenziato come l’incontinenza da vescica iperattiva di grado severo sia poco rispondente al  biofeedback .  Un riduzione della iperattività ha permesso però di ottenere ottimi risultati anche con tale metodica in vesciche neurologiche iperattive che avrebbero dovuto altrimenti  subire trattamenti farmacologici molto più aggressivi


 






Il testosterone (T) gioca un ruolo cruciale nella risposta sessuale maschile agendo sia a livello centrale sia a livello periferico . In particolare, diverse evidenze dimostrano come il T rappresenti il carburante per la regolazione del desiderio sessuale maschile oltre a regolare il trofismo dei corpi cavernosi e diverse tappe enzimatiche coinvolte nei processi di tumescenza e detumescenza peniena.


Dati recenti provenienti da modelli animali e studi clinici sembrano, inoltre, supportare un ruolo del T nel controllo del riflesso eiaculatorio. Keleta e collaboratori  hanno di­mostrato come il trattamento a lungo termine con T in ratti comporti una riduzione dei livelli cerebrali di serotonina, principale mediatore centrale del riflesso eiaculatorio. Nuclei spinali coinvolti nel controllo eiaculatorio come il nucleo del nervo bulbo-cavernoso sono androgeno-dipendenti .


Analogamente muscoli coinvolti nella fase espulsiva del riflesso eiaculatorio come il musco­lo bulbo-cavernoso e altri muscoli del pavimento pelvico sono profondamente influenzati dai livelli degli androgeni circolanti .


Il T influenza positivamente anche la fase di emissione del riflesso eiaculatorio. II sistema integrato NO-PDE5, uno dei fattori più importanti coinvolti nella contrattilità del tratto genitale maschile (MGT), è in effetti modulato dal T. Modelli sperimentali di ipogonadi­smo ipogonadotropo sono caratterizzati da una riduzione della espressione di PDE5 con secondaria ridotta contrattilità delle vie del MGT. Tale situazione è totalmente revertita dalla somministrazione di T.


Le evidenze cliniche sono in linea con i dati sperimentali: pazienti con eiaculazione precoce si caratterizzano per livelli più elevati di T, mentre soggetti con eiaculazione ritardata sono più frequentemente ipogonadici .


In conclusione, i livelli circolati di androgeni sembrano modulare il riflesso eiaculatorio ma­schile attraverso diversi meccanismi. In presenza di un'eiaculazione ritardata è opportuno escludere un ipogonadismo. Sono in corso studi per verificare se e come la correzione dei livelli di T in pazienti con eiaculazione ritardala possa portare ad un miglioramento dei tempi eiaculatori.






Il testosterone (T) gioca un ruolo cruciale nella risposta sessuale maschile agendo sia a livello centrale sia a livello periferico . In particolare, diverse evidenze dimostrano come il T rappresenti il carburante per la regolazione del desiderio sessuale maschile oltre a regolare il trofismo dei corpi cavernosi e diverse tappe enzimatiche coinvolte nei processi di tumescenza e detumescenza peniena.


Dati recenti provenienti da modelli animali e studi clinici sembrano, inoltre, supportare un ruolo del T nel controllo del riflesso eiaculatorio. Keleta e collaboratori  hanno di­mostrato come il trattamento a lungo termine con T in ratti comporti una riduzione dei livelli cerebrali di serotonina, principale mediatore centrale del riflesso eiaculatorio. Nuclei spinali coinvolti nel controllo eiaculatorio come il nucleo del nervo bulbo-cavernoso sono androgeno-dipendenti .


Analogamente muscoli coinvolti nella fase espulsiva del riflesso eiaculatorio come il musco­lo bulbo-cavernoso e altri muscoli del pavimento pelvico sono profondamente influenzati dai livelli degli androgeni circolanti .


Il T influenza positivamente anche la fase di emissione del riflesso eiaculatorio. II sistema integrato NO-PDE5, uno dei fattori più importanti coinvolti nella contrattilità del tratto genitale maschile (MGT), è in effetti modulato dal T. Modelli sperimentali di ipogonadi­smo ipogonadotropo sono caratterizzati da una riduzione della espressione di PDE5 con secondaria ridotta contrattilità delle vie del MGT. Tale situazione è totalmente revertita dalla somministrazione di T.


Le evidenze cliniche sono in linea con i dati sperimentali: pazienti con eiaculazione precoce si caratterizzano per livelli più elevati di T, mentre soggetti con eiaculazione ritardata sono più frequentemente ipogonadici .


In conclusione, i livelli circolati di androgeni sembrano modulare il riflesso eiaculatorio ma­schile attraverso diversi meccanismi. In presenza di un'eiaculazione ritardata è opportuno escludere un ipogonadismo. Sono in corso studi per verificare se e come la correzione dei livelli di T in pazienti con eiaculazione ritardala possa portare ad un miglioramento dei tempi eiaculatori.





Prostata normale e ipertroficaL'iperplasia prostatica benigna (IPB) è una delle malattie più comuni asso­ciate al processo di invecchiamento negli uomini, in particolare di età > 50 anni, ma ne sono stati identificati solo alcuni fattori predittivi. Negli ultimi anni, l’attenzione si è focalizzata sul ruolo dell’infiammazione della prostata nella patogenesi e nella progressione dell’lPB.


 


 Nel marzo 2013, in occasione del meeting dell’European Association of Urology a Milano, Italia, si è tenuto un simposio satellite dal titolo “Be- nign Prostatic Hypertrophy (BPH) and Inflammation, from Lab to Clinic” (Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) e infiammazione, dal laboratorio alla clinica), con l’obiettivo di riesaminare gli ultimi dati relativi al legame tra infiammazione e IPB. Questo do­cumento si basa su una delle presentazioni di questo simposio. È stata condotta una ricerca strutturata della letteratura su PubMed e l’accento è stato posto sui risultati degli scorsi 10 anni.


Questo articolo esamina i recenti risultati relativi al potenziale legame tra infiammazione locale e sistemica e IPB


L’IPB è caratterizzata da progressiva iperplasia delle cellule stromali e ghiandolari e, clinicamente, viene definita dai sintomi del tratto urinario inferiore. Nel corso degli ultimi anni, è stata sempre maggiore l’evidenza a sostegno di un collegamento tra infiammazione prostatica e IPB. Gli infiltrati infiammatori os­servati nei pazienti con IPB sono composti principalmente da linfociti T cronicamente attivati. Le citochine e i fattori di crescita rilasciati dalle cellule infiammatorie creano un ambiente proinfiammatorio, che può sostenere la crescita fibromuscolare osser­vata nell’IPB e può anche essere responsabile dell’induzione di uno stato di relativa ipossia, causato dalla maggiore richiesta di ossigeno da parte delle cellule proliferanti. Diversi studi clinici hanno confermato la presenza dell’infiltrato infiammatorio negli uomini con IPB, che si è dimostrato coinvolto nella patogenesi, nel quadro clinico e nella progressione di questo disordine. Un’evidenza emergente sembra confermare che rinfiammazione sistemica possa anche rivestire un ruolo nell’lPB, poiché negli uo­mini con sindrome metabolica si è trovata una significativa correlazione tra diametro/ volume della prostata e numero di componenti della sindrome metabolica. Conclusioni:È chiaro che un certo numero di meccanismi differenti sono coinvolti nella sviluppo e nella progressione dell’lPB. L’infiammazione della prostata è un ele­mento importante, perché sembra essere coinvolta nella patogenesi, nella sintomato­logia e nella progressione della malattia.


 


Ribai MJ. The Link Between Benign Prostatic Hyperplasia and Inflammation. Eur Urol Suppl (2013); 





Prostata normale e ipertroficaL'iperplasia prostatica benigna (IPB) è una delle malattie più comuni asso­ciate al processo di invecchiamento negli uomini, in particolare di età > 50 anni, ma ne sono stati identificati solo alcuni fattori predittivi. Negli ultimi anni, l’attenzione si è focalizzata sul ruolo dell’infiammazione della prostata nella patogenesi e nella progressione dell’lPB.


 


 Nel marzo 2013, in occasione del meeting dell’European Association of Urology a Milano, Italia, si è tenuto un simposio satellite dal titolo “Be- nign Prostatic Hypertrophy (BPH) and Inflammation, from Lab to Clinic” (Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) e infiammazione, dal laboratorio alla clinica), con l’obiettivo di riesaminare gli ultimi dati relativi al legame tra infiammazione e IPB. Questo do­cumento si basa su una delle presentazioni di questo simposio. È stata condotta una ricerca strutturata della letteratura su PubMed e l’accento è stato posto sui risultati degli scorsi 10 anni.


Questo articolo esamina i recenti risultati relativi al potenziale legame tra infiammazione locale e sistemica e IPB


L’IPB è caratterizzata da progressiva iperplasia delle cellule stromali e ghiandolari e, clinicamente, viene definita dai sintomi del tratto urinario inferiore. Nel corso degli ultimi anni, è stata sempre maggiore l’evidenza a sostegno di un collegamento tra infiammazione prostatica e IPB. Gli infiltrati infiammatori os­servati nei pazienti con IPB sono composti principalmente da linfociti T cronicamente attivati. Le citochine e i fattori di crescita rilasciati dalle cellule infiammatorie creano un ambiente proinfiammatorio, che può sostenere la crescita fibromuscolare osser­vata nell’IPB e può anche essere responsabile dell’induzione di uno stato di relativa ipossia, causato dalla maggiore richiesta di ossigeno da parte delle cellule proliferanti. Diversi studi clinici hanno confermato la presenza dell’infiltrato infiammatorio negli uomini con IPB, che si è dimostrato coinvolto nella patogenesi, nel quadro clinico e nella progressione di questo disordine. Un’evidenza emergente sembra confermare che rinfiammazione sistemica possa anche rivestire un ruolo nell’lPB, poiché negli uo­mini con sindrome metabolica si è trovata una significativa correlazione tra diametro/ volume della prostata e numero di componenti della sindrome metabolica. Conclusioni:È chiaro che un certo numero di meccanismi differenti sono coinvolti nella sviluppo e nella progressione dell’lPB. L’infiammazione della prostata è un ele­mento importante, perché sembra essere coinvolta nella patogenesi, nella sintomato­logia e nella progressione della malattia.


 


Ribai MJ. The Link Between Benign Prostatic Hyperplasia and Inflammation. Eur Urol Suppl (2013); 





Un articolo molto interessante che merita di essere letto. Riguarda la gestione di una delle poche emergenze pediatriche urologiche. Si stima che su 100.000 maschi di età inferiore ai 25 anni circa 5 subiranno una torsione testicolare. Dato che le prime ore sono fondamentali per il recupero del testicolo, la diagnosi corretta e la gestione adeguata sono importantissime. Geneticamente si sta ipotizzando l’influenza che può avere l’ormone INSL3 e il suo recettore RXLF2 sulla normale crescita e conformazione del testicolo e del canale inguinale.


L’ecocolordoppler è sicuramente il primo test per escludere una torsione nello scroto acuto, ma rimane chiaramente operatore dipendente.


Utile anche il monitoraggio transcutaneo non invasivo della saturazione di ossigeno, che potrebbe diventare una metodica molto utile e poco impegnativa.


Chiaramente l’esplorazione chirurgica rimane il gold standard.


La maggior parte degli urologi pediatri sono favorevoli all’esplorazione immediata nei casi bilaterali con conseguente fissazione , anche nelle forme avanzate con testicolo in sofferenza, piuttosto che la orchiectomia poiché sembra che le cellule di Leydig ( che producono testosterone ) siano più resistenti all’ischemia nella giovane età.


Sperimentalmente si stanno provando sul topo gli effetti di farmaci “riperfusori” , allo scopo di recuperare le cellule germinali.


Tra queste sembrano dare un buon risultato il Vardenafil e il Sildenafil.


 



Contemporary review of testicular torsion: new concepts, emerging technologies and potential therapeutics.
DaJusta D, Granberg C, Villanueva C, Baker L.
JOURNAL OF PEDIATRIC UROLOGY 2013;9:723-30


 




Un articolo molto interessante che merita di essere letto. Riguarda la gestione di una delle poche emergenze pediatriche urologiche. Si stima che su 100.000 maschi di età inferiore ai 25 anni circa 5 subiranno una torsione testicolare. Dato che le prime ore sono fondamentali per il recupero del testicolo, la diagnosi corretta e la gestione adeguata sono importantissime. Geneticamente si sta ipotizzando l’influenza che può avere l’ormone INSL3 e il suo recettore RXLF2 sulla normale crescita e conformazione del testicolo e del canale inguinale.


L’ecocolordoppler è sicuramente il primo test per escludere una torsione nello scroto acuto, ma rimane chiaramente operatore dipendente.


Utile anche il monitoraggio transcutaneo non invasivo della saturazione di ossigeno, che potrebbe diventare una metodica molto utile e poco impegnativa.


Chiaramente l’esplorazione chirurgica rimane il gold standard.


La maggior parte degli urologi pediatri sono favorevoli all’esplorazione immediata nei casi bilaterali con conseguente fissazione , anche nelle forme avanzate con testicolo in sofferenza, piuttosto che la orchiectomia poiché sembra che le cellule di Leydig ( che producono testosterone ) siano più resistenti all’ischemia nella giovane età.


Sperimentalmente si stanno provando sul topo gli effetti di farmaci “riperfusori” , allo scopo di recuperare le cellule germinali.


Tra queste sembrano dare un buon risultato il Vardenafil e il Sildenafil.


 



Contemporary review of testicular torsion: new concepts, emerging technologies and potential therapeutics.
DaJusta D, Granberg C, Villanueva C, Baker L.
JOURNAL OF PEDIATRIC UROLOGY 2013;9:723-30


 




Prevenire è meglio di curare. Questo adagio è stato tenuto in considerazione dal gruppo canadese che ha estrapolato i dati dallo studio REDUCE, studio conosciuto dagli urologi, dedicato allo studio del cancro alla prostata.


Sono stati inclusi pazienti non trattati in precedenza ,con volume della postata tra 40/80 ml e sintome score < 8 i.


Lo studio includeva 792 uomini trattati con dutasteride e 825 uomini trattati con solo placebo.



La progressione della patologia (ricordo che si parla diipertrofia prostatica benigna) si è verificata nel 21% dei pazienti trattati con dutasteride e nel 36% del gruppo placebo.


Questi dati depongono per una riduzione del rischio relativo del 41% e una riduzione del rischio assoluto del 15%.


Nonostante i risultati positivi non dobbiamo dimenticare eventuali eventi avversi quali la riduzione della libido in almeno il 10% dei pazienti. Utile sempre personalizzare la terapia al paziente in base ad una accurata anamenesi e diagnostica uro/andrologica.







 


Sappiamo di tante condizioni che possono alterare la fertilità nell’uomo: il varicocele, il fumo, l’inquinamento. A questo possiamo aggiungere adesso anche il cattivo riposo e la perdita del sonno. Secondo i ricercatori danesi in condizioni protratte di cattivo riposo vi può essere un calo di addirittura il 30 % della quantità di spermatozoi prodotti


Lo studio chiaramente si è avvalso di due gruppi di controllo , e nel gruppo che dormiva per periodi poco rilevanti ( sotto le sei ore per almeno quattro settimane ) è stata registrata un calo della quantità ( ma anche qualità) di circa il 25% degli spermatozoi per eiaculato e una riduzione del volume dei testicoli.


Teniamone conto nei consigli da dare ai nostri pazienti






 


I ricercatori del Gladstone Institutes hanno scoperto il meccanismo che “uccide” le nostre cellule del sistema immunitario T CD4 predisponendo quindi all’attacco virale da HIV e all’AIDS.


Tra l’altro è stato individuato un farmaco antiinfiammatorio che riesce a bloccare ed impedire la morte di queste importanti cellule del sistema immunitario.


Si sta pianificando un trial in fase due da testare su persone sieropositive


La protagonista è una proteina chiamata IF116 che è in grado di riconoscere i frammenti di DNA di HIV all’interno delle cellule immunitarie colpite da una infezione detta abortiva , cioè dove il virus non si replica ma fa cofidicare e produrre alcune proteine. In queste cellule colpite si viene ad attivare un enzima chiamato caspasi-1 in grado di creare un processo di piroptosi , cioè una forma di infiammazione “infuocata” che porta a morte cellulare. Questo processo ripetitivo porta alla lunga alla morte cellulare.


Negli studi che si stanno approntando, si sta testando un potente antinfiammatorio in grado di bloccare la caspasi-1 rompendo il ciclo cellulare di infiammazione/morte.



Questo era il meccanismo già evidenziato nel 2010 in uno studio che evidenziava come l HIV provasse a infettare le cellule immunitarie inducendo queste a una forma di suicidio con la finalità di proteggere l’organismo e portando quindi al collasso immunitario con cui si identifica l’AIDS.


In teoria la proteina IK116 , un sorta di sensore del DNA, che ho nominato all’inizio dell’articolo, invia segnali all’enzisma caspasi-1 che a sua volta attiva il processo di “ morte cellulare infuocata” la piroptosi



Se, come promesso, un potente antiinfiammatorio potesse bloccare l’attività di tale proteina avremmo fatto un passo in avanti nella cura di tale patologia, abbassando anche la resistenza agli antivirali.


Compito dell’andrologo sensibilizzare sempre i propri pazienti al rispetto della propria salute, anche con regole sul comportamento sessuale


 


Gli studi, pubblicati su Nature e su Science, sono intitolati rispettivamente: Cell death by pyroptosis drives CD4 T-cell depletion in HIV-1 infectionIFI16 DNA Sensor Is Required for Death of Lymphoid CD4 T Cells Abortively Infected with HIV.





Urologo, Sessuologo





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Un potente antinfiammatorio pronto a combattere l'HIV



[Modifica testo]
Andrologia - News generale del 02/01/2014 - 4 visite - livello visibilità: 2/4



 


I ricercatori del Gladstone Institutes hanno scoperto il meccanismo che “uccide” le nostre cellule del sistema immunitario T CD4 predisponendo quindi all’attacco virale da HIV e all’AIDS.


Tra l’altro è stato individuato un farmaco antiinfiammatorio che riesce a bloccare ed impedire la morte di queste importanti cellule del sistema immunitario.


Si sta pianificando un trial in fase due da testare su persone sieropositive


La protagonista è una proteina chiamata IF116 che è in grado di riconoscere i frammenti di DNA di HIV all’interno delle cellule immunitarie colpite da una infezione detta abortiva , cioè dove il virus non si replica ma fa cofidicare e produrre alcune proteine. In queste cellule colpite si viene ad attivare un enzima chiamato caspasi-1 in grado di creare un processo di piroptosi , cioè una forma di infiammazione “infuocata” che porta a morte cellulare. Questo processo ripetitivo porta alla lunga alla morte cellulare.


Negli studi che si stanno approntando, si sta testando un potente antinfiammatorio in grado di bloccare la caspasi-1 rompendo il ciclo cellulare di infiammazione/morte.



Questo era il meccanismo già evidenziato nel 2010 in uno studio che evidenziava come l HIV provasse a infettare le cellule immunitarie inducendo queste a una forma di suicidio con la finalità di proteggere l’organismo e portando quindi al collasso immunitario con cui si identifica l’AIDS.


In teoria la proteina IK116 , un sorta di sensore del DNA, che ho nominato all’inizio dell’articolo, invia segnali all’enzisma caspasi-1 che a sua volta attiva il processo di “ morte cellulare infuocata” la piroptosi



Se, come promesso, un potente antiinfiammatorio potesse bloccare l’attività di tale proteina avremmo fatto un passo in avanti nella cura di tale patologia, abbassando anche la resistenza agli antivirali.


Compito dell’andrologo sensibilizzare sempre i propri pazienti al rispetto della propria salute, anche con regole sul comportamento sessuale


 


Gli studi, pubblicati su Nature e su Science, sono intitolati rispettivamente: Cell death by pyroptosis drives CD4 T-cell depletion in HIV-1 infectionIFI16 DNA Sensor Is Required for Death of Lymphoid CD4 T Cells Abortively Infected with HIV.





Il tumore della prostata può nascere a tavola con l’uso e abuso di grassi saturi, carne rossa e fritti.


Tanto è vero che nel Sud Italia, per tradizione culla della dieta mediterranea la percentuale della malattia è nettamente inferiore rispetto al Nord.


Al Piemonte la maglia nera, seguita dall'Umbria dove vi è un alto consumo di carni e insaccati.


Quindi, come scritto recentemente , per driblare questa neoplasia, responsabile di 36000 nuove diagnosi nel 2013, bisogna privilegiare olio di oliva, frutta e ortaggi gialli.


Nell’ultimo anno la mortalità per tale patologia è diminuita del 10%. Questo grazie anche ai nuovi farmaci quali l’abiraterone e enzalutamide e alcuni chemioterapici quali il cabazitaxel.


 


Tratto da: Convegno Nazionale “Personalizzazione e strategia di trattamento nel carcinoma della prostata”, Napoli, 23 novembre 2013





Il liquido pre seminale e e ghiandole di Cowper, ghiandole bulbo uretrali e secrezioni uretrali


Le ghiandole e i dotti di Cowper rappresentano un’entità anatomica che prende il nome dal chirurgo William Cowper che ne fece oggetto di trattazione nel 1699. Le ghiandole di Cowper possono essere interessate da processi patologici congeniti o acquisiti (generalmente infiammatori)


 


Anatomia


Le ghiandole e i dotti di Cowper rappresentano un’entità anatomica che prende il nome dal chirurgo William Cowper che ne fece oggetto di trattazione nel 1699. Le ghiandole di Cowper sono piccole formazioni lobulate, di tipo tubulo-alveolare composto, distinte in due diaframmatiche e due bulbari o accessorie.


Le ghiandole diaframmatiche sono disposte ai lati dell’uretra, tra i foglietti del diaframma urogenitale, mentre le ghiandole accessorie si trovano nel corpo spongioso, lungo l’uretra bulbare. I dotti escretori delle ghiandole diaframmatiche attraversano la faccia anteriore del trigono urogenitale e sboccano sulla faccia inferiore dell’uretra bulbare, mentre quelli delle ghiandole bulbari accessorie, sottili e brevi, sboccano direttamente nell’uretra o si fondono con il dotto secretore principale del lato corrispondente



Fisiologia


Lo sviluppo, la crescita e la secrezione delle ghiandole è sotto il controllo degli ormoni sessuali maschili. Le ghiandole di Cowper sono considerate ghiandole sessuali maschili accessorie, analoghe alle ghiandole di Bartolini nella femmina, e riversano il loro secreto nell’uretra cavernosa durante l’eiaculazione. In risposta alla stimolazione sessuale, tali ghiandole producono un secreto alcalino fluido di consistenza mucinosa.


Il fluido neutralizza l’acidità del residuo urinario presente nell’uretra, contribuisce all’aumento del PH vaginale ed agisce come lubrificante.


Come dimostrato da diversi autori, tale secreto non contiene spermatozoi. Numerosi studi hanno evidenziato l'assenza degli spermatozoi nel liquidi preseminale, alcuni studi hanno evidenziato la presenza di alcuni spermatozoi nel liquido preseminale raccolto dopo stimolazione manuale del pene, assenti invece quando la stimolazione era solo visiva. In ogni caso la risposta alla classica domanda è univoca: il liquido preseminale non ha potere fecondante.


Le ghiandole di Cowper sono, inoltre, coinvolte nella fluidificazione del seme e nella risposta immunitaria dell’apparato genito-urinario, attraverso la secrezione di numerose glico-proteine, tra cui il PSA.



Patologia


Le ghiandole di Cowper possono essere interessate da processi patologici congeniti o acquisiti (generalmente infiammatori). Le lesioni congenite sono rappresentate dalle diverse forme di siringocele (semplice, imperforato o cistico, perforato, rotto, secondo la classificazione di Maizels), una dilatazione cistica del dotto escretore.


Le patologie acquisite, decisamente rare, sono rappresentate da infezioni, calcificazioni e neoplasie. Tali lesioni, nelle prima fasi possono esordire con una sintomatologia irritativa per poi determinare in alcuni casi una sintomatologia ostruttuva di gravità variabile, ed in molti casi possono causare problematiche di diagnosi differenziale.


La terapia sarà mirata in base al fattore eziologico e di stretta competenza specialistica



  • Fedorka KM et al. Evolution. 2011;65:584-90.

  • Kareskoski AM et al. Reprod Domest Anim. 2011 Feb;46:e79-84.

  • Tlachi-López JL et al. Biol Res. 2011;44:259-67.

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  • Engelbertz F et al. Forensic Sci Int. 2010;194:15-9.





La nefrectomia parziale è una tecnica ormai codificata per alcune forme di tumore renale.Le tecniche mini invasive laparoscopiche o robot assistite hanno dimostrato risultati sovrapponibili .


La nefrectomia parziale robot assistita, che chiamerò Robotic PN (RPN) è da preferire alla laparoscopia anche per una più breve curva di apprendimento da parte dell’operatore. Numerose strutture e gruppi chirurgici hanno pubblicato la loro esperienza con tale metodica.


Da un punto di vista tecnico l’approccio trans peritoneale è stato preferito sino ad oggi ma ,ultimamente per la possibilità di movimenti ergonomici dei sistemi robot utilizzati, si stanno cercando di utilizzare approcci retro peritoneali che riducono i tempi chirurgici, il post operatorio e il sanguinamento intraoperatorio.


Comunque a parte i discorsi tecnici, di stretta pertinenza degli operatori, questi studi ci incoraggiano a pensare che ormai il futuro sta entrando  a pieno diritto nelle sale operatorie.


Chiaramente tali metodiche e strumentazioni, hanno un costo relativo all’acquisto dei robot , alla loro manutenzione e all’addestramento degli operatori.






 



 


Un caso riportato in letteratura dal Dr. John Dean dove il paziente presenta perdita della memoria e irritabilità dopo ogni orgasmo. Il paziente non è affetto da patologie neurologiche ne da turbe sessuali.


Altri casi sono stati poi portati alla ribalta di paziente affetti da sindrome post coitale con mialgia, debolezza muscolare, tremore e stato confusionale post coitale, che scompaiono dopo tre quattro giorni


Tali pazienti sono stati studiati con EEG e holter pressori nelle 24 ore successive ad un orgasmo provocato tramite masturbazione. In alcuni casi si è verificata e documentata una netta variazione dei parametri pressori, trattati con beneficio con i Beta Bloccanti.


Gli studi più approfonditi tramite angiografia e TAC cerebrale hanno evidenziato in tutti i pazienti lesioni vascolari nel lobo temporale destro con presenta di malformazioni arterovenose ( predisponenti tra l’altro a fenomeni di emorragia cerebrale).


Anche nelle donne ,viene riferito, si verificano casi di confusione post coitale e crisi epilettiche , trattate con carbameazapina






 


 


L’introduzione dell’iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi (ICSI) ha richiesto l’uso di diverse tecniche di recupero spermatico in pazienti azoospermici disposti a diventare padri biologici dei propri figli. In particolare nell’ Azoospermia Ostruttiva ( OA ) gli andrologi hanno l’opportunità di scegliere tra tecniche chirurgiche percutanee ( PESA, TESA ) e open ( MESA, Mini-MESA, TESE ). Le prime sono facile e rapide da eseguire , ma solitamente consentono uno scarso recupero di sperma, raramente sufficiente per il congelamento. Le seconde sono lievemente più lunghe e invasive, ma consentono un cospicuo recupero di sperma per il congelamento , diminuendo la necessità di ulteriori interventi. In caso di Azoospermia Non ostruttiva ( NOA ) l’unica via efficace per il recupero dello sperma da utilizzare per l’ ICSI è quella di eseguire una biopsia testicolare, al fine di estrarre lo sperma direttamente dal parenchima testicolare. Recentemente la nuova tecnica microchirurgica della TESE con microdissezione ( Schegel, 1998 ) sembra aver ridotto le complicanze post operatorie e le sequele permanenti delle biopsie multiple, dando una perdita di parenchima veramente minima. Negli ultimi 10 anni le percentuali del recupero spermatico riportarte dai vari centri oscilla tra il 100% delle OA al 58% delle NOA rispettivamente. Il tasso di recupero spermatico in caso di NOA non è risultato significativamente differente nel caso di utilizzo della TESE a biopsie multiple rispetto alla Micro-TESE . La Micro-Tese sembra comunque aver risolto il problema del dolore post operatorio e delle complicanze





 


Questo articolo analizza il ruolo dell’ossido nitrico nella salute sessuale e cardiovascolare maschile .


La correlazione tra disfunzione erettile e cardiopatia ischemica è nota da almeno un decennio. Nel 2003 fu dimostrato come i pazienti con infarto acuto del miocardio nel 60% dei casi circa lamentavano anche una disfunzione erettile , la quale si era dimostrata molto prima dei sintomi cardiaci almeno nel 70 % dei pazienti. In altre parole, la disfunzione erettile potrebbe essere considerata un segnale precoce di cardiopatia ischemica, almeno nei pazienti con pazienti vascolari accertati, in primis fumo di sigaretta e diabete mellito. Partendo da questo presupposto , questo articolo propone all’attenzione del lettore una serie di considerazioni pratiche importanti per la pratica di tutti i giorni




  1. L’esercizio fisico aumenta significativamente la produzione di ossido nitrico e riduce significativamente il rischio di sviluppare disfunzione erettile




  2. L’ obesità è correlata con disfunzione endoteliale, disfunzione erettile e diabete di tipo 2




  3. La disfunzione erettile nel paziente diabetico asintomatico predice la successiva insorgenza di cardiopatia ischemica




  4. La prevalenza della disfunzione erettile è 2/3 volte maggiore nei pazienti ipertesi ed inoltre i farmaci che bloccato i recettori per l’angiotensina 2 ( valsartan) riducono il rischio di sviluppo di disfunzione erettile nei pazienti ipertesi.




  5. Gli omega-3 favoriscono il rilascio di ossido nitrico e proteggono dallo sviluppo di disfunzione erettile




  6. Gli antiossidanti in genere favoriscono il rilascio di ossido nitrico : l’assunzione di melograno, more, cioccolato, the verde e vino rosso è stata associata all’aumento di ossido nitrico




  7. Il fumo di sigaretta è deleterio per l’erezione e questo vale anche per il fumo passivo




  8. L’alcool in quantità bassa-moderata può avere un effetto positivo sulla funzione erettile.




Come spesso succede, anche la prevenzione della disfunzione della disfunzione erettile costa fatica e qualche sacrificio. Sapere che uno stile di vita virtuoso può servire per proteggersi anche dallo sviluppo della cardiopatia ischemica può stimolare il paziente ad adeguarsi con maggiore motivazione ai suggerimenti del medico




  • canary in the coal mine” ( letteralmente canarino nella miniera ) è un’espressione proverbiale anglosassone per indicare un sistema di allarme primitivo, che fa riferimento all’abitudine dei minatori di utilizzare delle gabiette con canarini per identificare la presenza del grisù ( gas potenzialmente esplosivo , ma inodore e incolore ) nella zona di scavo ; infatti se gli animali morivano a causa del gas , i minatori erano avvertiti della sua presenza








 


Cosa cercare quando analizziamo un liquido seminale di un paziente sospetto infertile. Quali parametri considerare?


 


L'infertilità maschile colpisce un uomo su 20, contribuisce alla metà di tutti i “rapporti sterili” e contribuisce al 40% dei trattamenti di riproduzione assistita (PMA).


 


Questa situazione quando presente, si ripercuete con un grosso impatto psicosociale sulla coppia e , talvolta, con un notevole impegno economico


 


Lo spermiogramma è la più importante indagine di laboratorio per gli uomini in sede di valutazione della fertilità di coppia. I progressi nelle tecniche di fecondazione in vitro, in particolare intra-citoplasmatica (ICSI), non hanno diminuito il ruolo dello spermiogramma nella diagnostica moderna.


 


Dal momento che i medici scelgono opzioni di trattamento appropriato sul base dei, è fondamentale il contatto con un centro affidabile. L’invio del paziente a un laboratorio con grossa esperienza nell’esecuzione dello spermiogramma garantisce un risultato preciso.


 


Lo spermiogramma non è una prova diretta della fertilità maschile, ma piuttosto un indicatore di potenziale fertilità probabilmente basata su una grande quantità di dati osservati.


 


Così, utilizzando i dati provenienti da uomini fertili, i valori di riferimento sono calcolati per parametri quali il conteggio e la motilità degli spermatozoi, e quelli che non rientrano in questi intervalli sono considerati per indicare subfertilità.


 


Studi di ricerca clinica su coppie con infertilità prolungata hanno dimostrato la presenza di difetti della spermiogenesi malgrado la normalità apparente dell’esame .


Questo accade spesso nelle coppi e etichettate come 'infertilità idiopatica'. Al contrario, in uomini con scarsa qualità dello sperma nei test di routine si potrebbe avere un raggiungimento della gravidanza,anche se questo può richiedere molto tempo.


 


Il riferimento definitivo per la valutazione del seme è il Manuale OMS di laboratorio per l'esame e il trattamento del liquido seminale (2010).


 


Come minimo, un esame dello sperma per lo studio della sterilità dovrebbe esaminare il volume del liquido seminale, l'aspetto, la viscosità, la concentrazione degli spermatozoi, la motilità degli spermatozoi e la morfologia.


 


I Laboratori accreditati devono documentare i requisiti minimi di raccolta per gli utenti al servizio e devono registrare le condizioni di raccolta per ogni campione di sperma ricevuto.


 


Volume e aspetto: Volume dovrebbe essere maggiore di 1,5 ml


 


PH del seminale: il pH dovrebbe essere maggiore di 7,2.


 


Concentrazione degli spermatozoi: il limite di riferimento inferiore è di 15 milioni di spermatozoi / ml e in campioni a bassa concentrazione che non richiedono una valutazione accurata della concentrazione il risultato può essere riportato come


 


Motilità degli spermatozoi: la motilità degli spermatozoi diminuisce con il tempo ed è imperativo che la motilità venga valutata entro un'ora di eiaculazione. Gli spermatozoi con motilità progressiva o non progressiva si distinguono da quelli che sono immobili. Il laboratorio dovrebbe riferire la motilità totale (> 40%) e la motilità progressiva (> 32%).


 


La morfologia degli spermatozoi: la valutazione microscopica della morfologia degli spermatozoi è soggettiva e difficile da standardizzare tra i laboratori, quindi il manuale OMS raccomanda un "rigoroso approccio morfologico”, in cui spermatozoi marginalmente anormali sono designati anormali.


 


Così, anche gli uomini fertili avranno una bassa percentuale di spermatozoi normali (il limite di riferimento inferiore per forme normali è del 4%).


 


Conta dei leucociti : un numero eccessivo di leucociti nel liquido seminale può essere associata a scarsa qualità dello sperma e infezioni. Il valore attuale massimo di riferimento è 1 x 106 leucociti / ml.


 


Anticorpi antispermatozoo : alti livelli di anticorpi antispermatozoo possono causare infertilità o subfertilità bloccando la penetrazione degli spermatozoi attraverso il muco cervicale o interferendo con il legame, e la penetrazione della zona pellucida dell'ovocita.


 


Questa prova non è parte di una analisi seminale di routine e deve essere richiesta in aggiunta all'analisi del seminale, può essere eseguita sul campione di seme iniziale.


 


La raccolta ottimale sul posto ,in una camera dedicata ,adiacente al laboratorio è fortemente raccomandata.


 








La prevalenza delle disfunzioni sessuali nei pazienti affetti da sclerosi multipla ( MS) è stata riportata nel 40/74 % dei casi. Le cause sono multifattoriali, neurologiche, psicologiche, sociali, farmacologiche, come anche l’ansia e la depressione presente nel 40/60% dei pazienti. In effetti esistono poche informazioni sul problema ansia/depressione e disturbi urinari e sessuali nella MS.


In uno studio italiano mirato a individuare nei pazienti affetti da MS le cause dei disturbi urinari e sessuali si sono tratte queste conclusioni :


La maggior parte dei problemi urinari tra cui maggiormente la urge incontinence sono ansia dipendenti.


Nell’uomo l’incremento dei disturbi sessuali è correlata al tempo di malattia, spesso una causa importante è anche l’ insonnia che colpisce questi pazienti.


Personalmente ho sempre interpretato che le disfunzioni sessuali e urinarie della MS fossero collegate alla patologia di base con eziopatogenesi strettamente neurologica.


Così non è a quanto sembra dedursi da questo studio.


Proprio oggi che il mio amico/paziente Giovanni affetto da MS e in cura per disconfort urinario mi annunciava via sms l’arrivo del quarto figlio.






 







Il maschio è destinato ad estinguersi?


Cause ambientali ed abitudini sbagliate riducono la produzione di testosterone.


Un fenomeno che si va sempre più manifestando nell'uomo e nel mondo animale in generale: il maschio presenta una diminuita produzione di testosterone, ridotte dimensioni degli attributi maschili e calo del desiderio sessuale.


Questo cambiamento si sta manifestando con una modifica nelle abitudini e nel modo di vita delle varie società, con tutte le conseguenze che queste situazioni possono generare.


Data la complessità del fenomeno cercheremo di analizzarlo da varie angolazioni: quella più squisitamente medica e biologica e quella più sociale e del costume.


 


Situazione generale


Questo fenomeno sembra iniziare dopo la seconda guerra mondiale con l'esplosione dell'industrializzazione, sopratutto nei paesi occidentali e interessa tutto il mondo animale con particolare riguardo ai mammiferi, più studiati dai Ricercatori.


Scimmie, compresi oranghi e scimpanzé, cani, gatti, giraffe e ippopotami, insomma tutti i maschi del mondo animale più evoluto presentano sempre più una minore fertilità e una progressiva riduzione degli organi sessuali. Particolarmente studiati sono stati alcuni ceppi di topi e ratti, questi, tenuti a contatto con derivati di sostanze plastiche e studiati per varie generazioni, hanno evidenziato una forte riduzione delle covate, minore figliolanza ed una spiccata riduzione degli organi riproduttivi nei maschi.


Ovviamente gli studi dei Ricercatori si sono concentrati sull'uomo, sul maschio ed a questo proposito è interessante lo studio condotto dal Prof. Carlo Foresta, direttore del Centro di crioconservazione dei gameti maschili dell'Azienda ospedaliera-università di Padova. La ricerca è stata condotta su 2.123 ragazzi di 18 anni delle scuole superiori di Padova e provincia. Lo studio rileva chiaramente una riduzione di oltre un centimetro della lunghezza del pene maschile a riposo, una riduzione volumetrica anche dei testicoli, una tendenza all'androgino (aspetto femminile) con aumento dell'altezza, allungamento delle gambe ed aumento di grasso addominale.


In un altro studio, condotto negli Stati Uniti, si è rilevato anche qui che il giovane statunitense è passato da una lunghezza del pene a riposo di 9 cm e 70 ( ampio studio fatto negli anni 40 negli Stati Uniti) agli attuali 8 cm e 50, anche qui con una riduzione di oltre un cm.


La letteratura mondiale e gli studi più recenti confermano di una virilità ridotta in tutto il mondo maschile. Inoltre si assiste ad un aumento delle coppie sterili ed una diminuzione globale di nascite; diminuzione non solo dovuta ai mezzi di contraccezione, messi in atto dalle popolazioni più evolute, ma per una reale diminuzione di fertilità della coppia.


L'infertilità è stata da sempre imputata alla donna e alle sue anomalie morfologiche organiche, oggi è accertato che la diminuzione o mancanza di nati nella coppia è dovuta alla infertilità maschile: l'uomo presenta una quantità di eiaculato ridotto, diminuiti pure sono il numero degli spermatozoi e sopratutto di quelli attivi e in grado di procreare.


Tutti i Ricercatori concordano che di per sé il fenomeno non è grave allo stato attuale, ma mostrano grande preoccupazione sulla progressività della situazione nel tempo.


Il prof. Carlo Foresta evidenzia, nella sua ricerca, che già dal 2001 ad oggi c'è stata una ulteriore evoluzione del fenomeno, con una riduzione del pene di un ulteriore 1%.


Ma quali le cause di questo attacco alla virilità maschile, quali fenomeni stanno progressivamente indebolendo il maschio, con il terribile pronostico di una sua lontana e futura estinzione?


Accanto ad alcuni derivati della plastica, che fanno la parte dei killer principali, sono stati individuati come concause: smog, stress ed errate abitudini di vita... continua al prossimo numero






terapia del tumore prostatico






metastasi osse


 


ormai molti studi confermano che non vi è stretta correlazione tra deprivazione androgenica e mortalità cardiovascolare. Sono stati eseguiti studi che correlano la terapia locale , la deprivazione androgenica, le due metodiche associate o la vigile sorvegliana. I pazienti trattati con la deprivazione hanno dimostrato una mortalità due volte superiore a quelli sottoposti a terapia locale. Di contro i pazienti del gruppo di vigile attesa hanno dimostrato una mortalità cardiovascolare maggiore






Per quanto riguarda il trattamento dei sintomi della Vescica iperattiva un nuovo farmaco è attualmente in fase di sviluppo. Il nuovo agente è un agonista del beta-3-adrenocettore, capostipite di una nuova classe di trattamenti e quindi con un meccanismo d’azione nuovo rispetto agli antimuscarinici, l’attuale trattamento standard per la vescica iperattiva.


Stimolando i recettori beta-3 del muscolo detrusore della vescica, il farmaco causa il rilasciamento del muscolo della vescica nella fase di riempimento del ciclo minzionale e migliorando la capacità di riempimento della vescica senza impedirne lo svuotamento.






Ematuria, sangue nelle urine, e citologia urinaria negativa. Esclude il tumore vescicale?






Cosa facciamo in caso di ematuria? Che esami richiediamo?


ematuriaDi solito è abitudine , retaggio di vecchie concezioni, richiedere oltre all’indispensabile ecografia delle vie urinarie, ed esame urine anche una CITOLOGIA URINARIA. Ma questo esame diagnostico ha veramente una utilità?


Un gruppo di ricercatori ha sottoposto a revisione 2507 cartelle cliniche di pazienti che si erano presentati con ematuria ed erano stati sottoposti a citologia urinaria, esami radiologici e cistoscopia.


Di queste “ematurie” il 14% ha avuto diagnosi di carcinoma vescicale , constatando che la sensibilità della citologia urinaria era solamente del 45% con una specificità dell 89%.


Statisticamente ciò comporta un valore predittivo positivo del 41% e un valore predittivo negativo del 91%.


Nel follow-up di 7 ½ anni soltanto due pazienti che avevano una citologia urinaria positiva a fronte di radiologia e cistoscopia negartiva hanno poi sviluppato un carcinoma vescicale; di questi due una citologia parlava di infiammazione con necessità di biopsia. Nel secondo caso , malgrado la negatività degli esami endoscopici, per il persistere di macroematuria alla fine furono trovate cellule cancerose transizionali nell’uretra


Il commento a questo articolo:


In base a questo articolo la citologia non sembra dimostrare un ‘accuratezza particolare e non può essere considerata come esame di prima scelta nei casi di ematuria criptogenetica. Oltre la metà dei pazienti con carcinoma vescicale aveva un esame citologico negativo. Le linee guida dell’American Urological Association ne sconsigliano l’esecuzione in prima battuta nella diagnosi di ematuria.


Commento personale :


la citologia ha sempre avuto una potere diagnostico relativo. Non dimentichiamo nelle forme ecograficamente negative di procedere per gradi con UroTC e ed esami endoscopici.





Aumento della sopravvivenza nel tumore della prostata metastatico con l'uso dell'abiraterone







Questo articolo documenta uno dei più grandi shft di paradigma nell’ambito della cura del tumore della prostata degli ultimi anni.


I pazienti già in condizione di castrazione biochimica che non rispondono più alla deprivazione androgenica possono essere recuperati agendo sempre sulla biosintesi degli androgeni!


E’ oggi noto come nei pazienti con tumore della prostata resistente alla castrazione ha luogo la upregulation degli enzimi per la biosintesi degli androgeni, con conseguente aumento delle concentrazioni androgeniche intratumorali, le quali possono superare le concentrazioni degli androgeni del sangue. A questo si associa la super-espressione dei recettori degli androgeni e la loro mutazione.


L’abiraterone acetato è un inibitore selettivo della biosintesi degli androgeni il quale blocca il citocromo P450 c17, un enzima critico nella cascata della sintesi androgenica, con conseguente blocco della produzione degli androgeni a livello testicolare, surrenalico ed all’interno del tumore. In questo studio, l’abiraterone è stato utilizzato in pazienti con tumore della prostata resistente alla castrazione che avevano già ricevuto chemioterapia con docexatel e che erano ulteriormente progrediti.


L’abiraterone è stato somministrato in quattro dosi giornaliere. La sopravvivenza complessiva media con abiraterone è stata di 14.8 mesi contro i 10.9 mesi dei pazienti trattati con placebo. Un risultato significativo a favore dell’abiraterone si è osservato anche per quanto ha riguardato la risposta del PSA . Gli effetti collaterali dell’abiraterone sono stati modesti. Sono attesi a breve i risultati dei trials con abiraterone in pazienti resistenti alla castrazione, ma in epoca pre-docetaxel.






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tra poco le informazioni di Italiasalute.it
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