Prof. Dott. Massimo Borghese. Foniatra Otorinolaringoiatra


Prof. Dott. Massimo Borghese. Foniatra Otorinolaringoiatra



Master I Livello in Diagnostica e riabilitazione delle sindromi autistiche e altri disturbi della comunicazione.



Un master teorico pratico che affronta le problematiche dell'autismo, dei ritardi di comunicazione e linguaggio, delle sindromi ipercinetiche, sordità, disturbi e ritardi della masticazione e deglutizione, apprendimento, balbuzie, ritardi neuromotori; che ha come docenti le figure professionali del foniatra, del logopedista, dello psicologo, dell'audiovestibologo, dell'educatore, del nutrizionista.


Programma e bando sul sito dell'università Unicusano, cercando naturalmente il titolo "Master I Livello in Diagnostica e riabilitazione delle sindromi autistiche e altri disturbi della comunicazione". Sempre possibile iscriversi, anche se il bando pubblicato indicava una data di scadenza.                


 


 


 





Master I Livello in Diagnostica e riabilitazione delle sindromi autistiche e altri disturbi della comunicazione.



Obiettivi e destinatari


 

Il Master si rivolge preferibilmente a Medici, Biologi, Farmacisti, Dietisti, Psicologi, Logopedisti, Fisioterapisti, Educatori professionali, Terapisti occupazionali, Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell'età evolutiva, Assistenti Sanitari, Assistenti Educativo Culturali, Insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado e a tutte quelle figure che direttamente o indirettamente intervengono nell'ambito della salute e dell'educazione.



Il Master si prefigge lo scopo di fornire un ampio e dettagliato programma di formazione e aggiornamento sulle patologie della comunicazione, prima tra le quali l'autismo.


Saper lavorare su un soggetto affetto da autismo, significa saper affrontare praticamente tutte le patologie della comunicazione, poiché nell'ambito della sindrome autistica sono presenti, sia pure in misura diversa da caso a caso, tutti i quadri patologici appartenenti al catalogo nosologico foniatrico-logopedico.


In questo corso vengono presentati gli aspetti etiologici, anatomopatologici, clinici e terapeutici, delle sindromi autistiche, dei ritardi comunicativi e del linguaggio più o meno contestualizzati nell'autismo, dei disturbi uditivi, sensoriali, motori, prassici, cognitivi, linguistici, emotivo-relazionali-comportamentali, appartenenti a tutte le patologie della comunicazione dell'età evolutiva, adolescenziale, e nelle proiezioni verso l'età adulta.


Ci si prefigge l'obiettivo di offrire una dettagliata e pratica guida per l'acquisizione di tanti elementi utili per conoscere, comprendere e soprattutto affrontare le sindromi autistiche e gli altri disturbi della comunicazione.


Al termine del Master sarà possibile svolgere tirocinio pratico gratuito presso il CENTRO STUDI DIAGNOSI E TERAPIA DELL'AUTISMO E ALTRE PATOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE. FONIATRIA, LOGOPEDIA, RIABILITAZIONE di Napoli (Prof. Massimo Borghese).


 


Programma


Art.3 ORDINAMENTO DIDATTICO
Il percorso del Master prevede i seguenti insegnamenti così articolati


















































































































































































































































































Offerta formativa
DICIPLINEARGOMENTI TRATTATIDOCENTECFUORE
Foniatria. Diagnostica 1 Inquadramento diagnostico terapeutico dell'autismo e di altri disturbi della comunicazione correlati.
Cause in generale. Meccanismi patogenetici. Localizzazioni dei danni organico-funzionali.
Espressioni cliniche. Valutazioni.
Massimo Borghese 2 50
Foniatria. Diagnostica 2 Cause nello specifico: Identificazione e significato di fattori predisponenti, scatenanti, slatentizzanti, aggravanti. Cromosomi. Epigenetica. Infezioni. Intossicazioni. Danni placentari. Parto. Patologie prenatali, neonatali, postnatali.
Meccanismi patogenetici: HLA. Intestino/cervello. Danni alla glia. Alterazioni strutturali, neuromediatoriali, ormonali, immunologiche, biochimiche.
Localizzazioni: Encefalo in generale. Aree e funzioni corticali superiori (cervello anteriore e posteriore). Vie uditive e sensoriali centrali. Cervelletto. Primo motoneurone. Cervello limbico. Aree e funzioni linguistiche.
Massimo Borghese 2 50
Foniatria.
Clinica
Espressioni cliniche: Diagnosi di base, varianti legate a linguaggio, epilessia, aggressività, ADHD.
Valutazioni strumentali e di laboratorio: TC, RMN, EEG, ERPs, Neuroimaging funzionale; analisi microbiologiche, ormonali, alimentari, tossico-metaboliche, su sangue e urine.
Massimo Borghese 2 50
Foniatria. Autismo e disturbi associati Autismo: Definizione dettagliata, modalità e tempi di insorgenza, prime manifestazioni cliniche, preautismo, autismo in progress, autismo primario e regressione autistica.
Autismo e balbuzie, autismo e linguaggio, autismo e ipercinesia, autismo e disturbi sensoriali, autismo-disprassia, autismo ed epilessia, autismo e aggressività, autismo e patologie tiroidee.
Massimo Borghese 2 50
Foniatria. Linguaggio Il linguaggio verbale, le funzioni linguistiche, l'evoluzione dell'espressione verbale nella normalità e nelle patologie. Massimo Borghese 2 50
Foniatria. Catalogo nosologico patologie della comunicazione Catalogo nosologico foniatrico-logopedico, definizione dei quadri sindromici: Disturbi della voce. Disturbi della pronuncia. Alterazioni della deglutizione. Disturbi della fluenza. Disturbi delle cosiddette funzioni corticali superiori con particolare riferimento alla codificazione e alla decodificazione. Disturbi centrali della motricità. Disturbi oligofrenici di insufficienza mentale e/o demenza. Disturbi da lesioni sensoriali, dispercezioni uditive e visive.
Disturbi linguistici e loro correlati: dislalie funzionali di varia origine, disturbi fonologici, disprassie articolatorie, disturbi semantici, disturbi morfosintattici, pragmatici… Learning diseases o disturbi degli apprendimenti curriculari e non.
Disturbi da inadeguatezze socioculturali e affettivo-emotivo-relazionali-comportamentali. Differenza tra cause ambientali da ipostimolazione, e cause organiche; combinazione tra le une e le altre.
Massimo Borghese 3 75
Foniatria. Sindrome da deficit dell'attenzione con iperattività (ADHD) La sindrome da deficit attentivo con iperattività (ADHD). Etiologia, diagnosi.
Evoluzione, prognosi.
Modalità di trattamento abilitativo, farmacologico, biomedico.
Massimo Borghese 2 50
Foniatria.
Profilo comunicativo individuale
Il profilo comunicativo individuale, con descrizione dei livelli sensoriale-percettivo, cognitivo-integrativo-decisionale, emotivo-relazionale-comportamentale, motorio-prassico-espressivo.
Valutazione e testistica relative alla disamina dei diversi livelli del profilo comunicativo, anche in base all'età anagrafica e prestazionale equivalente.
Massimo Borghese 2 50
Foniatria.
Visita foniatrica
La visita foniatrica: Anamnesi, ricollegamento all'analisi dei fattori etiologici, osservazione del paziente, primi approcci e criteri di valutazione clinico-funzionale, formulazioni diagnostiche.
Verifiche e modifiche diagnostiche progressive dei quadri clinici, monitoraggio e ridefinizione delle loro evoluzioni.
Massimo Borghese 2 50
Formazione dei terapisti Presa in carico terapeutica: Formazione dei terapisti, basi culturali e modalità di studio e tirocinio. Alessandra Borghese 1 25
Osservazione logopedica e presa in carico terapeutica Osservazione, instaurazione del rapporto terapista-bambino, contatto oculare, prime modalità di approccio terapeutico, anche in base alle diverse patologie e caratteristiche dei singoli pazienti.
Motricità globale e fine, prassie bucco-linguo-facciali, gestione e trattamento delle funzioni orali respiratoria, masticatoria, deglutitoria.
Alessandra Borghese 2 50
Categorie percettive Analisi e stimolazione delle abilità percettive, periferiche e centrali. Le categorie percettive e vie sensoriali centrali. Massimo Borghese 2 50
Orecchio. Funzioni uditive e vestibolari L'udito e le strutture periferiche e centrali preposte alle sue funzioni. Apparato di trasmissione dell'energia meccanica vibratoria, apparato di trasduzione in energia nervosa, nervo acustico.
Vie vestibolari periferiche e centrali; loro rapporti con le funzioni motorie, cognitive e di apprendimento.
Massimo Borghese 2 50
Sordità e autismo Sordità e autismo, diagnosi differenziale. Evoluzione del linguaggio e della comunicazione nel sordo in età infantile e adolescenziale. Massimo Borghese 2 50
Semeiotica audio vestibolare Semeiotica strumentale audio vestibolare, nell'infanzia e nell'età adulta. Raffaella Maresca 2 50
Audiometria e audioprotesi Protesi acustiche, impianti cocleari. Raffaella Maresca 1 25
Riabilitazione vestibolare Riabilitazione vestibolare, intervento sulle funzioni dell'equilibrio nei disturbi motori e comunicativi dell'età evolutiva. Raffaella Maresca 1 25
Il comportamento Modificazioni comportamentali, gestione delle stereotipie, rottura delle abitudini, contenimento dei comportamenti inadeguati.
Behaviour modification (modificazione comportamentale). Principi teorici e modalità operative.
Carmela Petito 2 25
Materiali per terapie Allestimento della stanza di terapia e materiale utilizzabile, organizzazione e strutturazione dei locali e degli strumenti didattici, riabilitativi e terapeutici da adottare. Marco Borghese 1 25
Autonomie Autonomie (alimentazione, vestirsi e svestirsi, controllo sfinteri, gioco e socievolezza, toletta e igiene, spostamenti). Alessandra Borghese 1 25
Logopedia. Linguaggio, apprendimento Rapporto con gli oggetti, esecuzione di ordini semplici e complessi, riconoscimento e denominazione, induzione alla verbalizzazione, uso delle immagini, costituzione e ampliamento del vocabolario, strutturazione della frase, impostazione dei fonemi.
Lettura e scrittura, calcolo matematico, gestione e trattamento delle disabilità di apprendimento.
Alessandra Borghese 2 50
Rapporti con familiari e insegnanti Consegne ai familiari e loro ruolo nei programmi abilitativi e nella quotidianità. Rapporto con gli insegnanti e gli assistenti scolastici. Formulazione del programma di intervento, obiettivi, verifiche e rivisitazioni progressive del lavoro abilitativo-riabilitativo. Marco Borghese 1 25
Alimentazione Inquadramento e strategie alimentari per un bambino allergico o intollerant
Test diagnostici.
Carmelo Rizzo 2 50
Psicologia. Collegamenti e rapporti tra operatori e famiglie Problematiche relative al rapporto con terapisti, scuole e famiglie. Accettazione della diagnosi, dei programmi terapeutici, delle previsioni di durata, della dieta e di altri provvedimenti farmacologici e/o metabolici. Carmela Petito 1 25
Foniatria. Farmacologia Bambini, adolescenti, adulti, nei rapporti con gli psicofarmaci. Nostre posizioni e criteri di gestione del problema. Massimo Borghese 1 25
Psicologia. Famiglie e problemi etici Genitori separati e divergenze di scelte di cura. Aspetti etici e legali della gestione del bambino disabile e dei familiari e/o tutori responsabili del suo percorso terapeutico abilitativo. Carmela Petito 1 25
L'uscita dall'autismo Che cosa si intende per "uscita dall'autismo"; superamento della sintomatologia clinica, persistenza del danno anatomopatologico. Parlare di autismo al proprio figlio. Testimonianze e interventi di genitori. Massimo Borghese 1 25
La gestione dell'ex autistico Gestione dell'adolescente e dell'adulto nel post-autismo. Affiancamento nelle sue attività e nell'inserimento nel lavoro. Marco Borghese 1 25
Foniatria. Apparato fonoarticolatorio Valutazione morfofunzionale dell'apparato fonoarticolatorio, la vocalizzazione, le risonanze, l'articolazione. Massimo Borghese 2 50
Foniatria e Logopedia. Linguistica Fonetica acustica, fonetica percettiva, fonetica articolatoria. Ortoepia.
La corretta impostazione dei fonemi: luogo e organo di articolazione degli occlusivi, dei costrittivi, dei semicostrittivi; modalità di correzione delle dislalie e di reimpostazione articolatoria nella normalità.
L'evoluzione del patrimonio lessicale e sintattico. Tecniche di intervento logopedico per l'arricchimento del bagaglio semantico-lessicale e morfosintattico.
Alessandra Borghese 2 50
Logopedia. Pragmatica linguistica e uso del linguaggio La pragmatica linguistica e una logopedia finalizzata non solo a far produrre verbalità, ma indirizzata a contestualizzare, finalizzare e generalizzare l'uso del linguaggio.
Forme comunicative linguistiche non verbali: se, quando, e come utilizzarle.
Grafismo fonemico, grafismo, prelettura, prescrittura, lettura e scrittura.
Alessandra Borghese 2 50
Disabilità di apprendimento Disabilità di apprendimento, dislessie, disgrafie, discalculie. Massimo Borghese 1 25
Logopedia. Funzioni orali Logopedia per le funzioni orali masticatorie, deglutitorie, respiratorie, sensoriali, mimiche.
La bocca come sensore gustativo, tattile, olfattorio, e come prima stazione anticorpale verso antigeni che entrano nell'organismo con il cibo e con l'aria.
La bocca come organo che mastica, prepara e ingoia il bolo alimentare.
La bocca come organo comunicativo articolatorio, risuonatore, mimico, e come effettore espressivo in senso più ampio, anche nell'ambito delle relazioni emotivo affettive.
Alessandra Borghese 2 50
Logopedia. Malocclusioni dentali e rapporti con l'ortodonzia Le malocclusioni dentarie e i rapporti operativi preventivi e terapeutici con l'ortodonzia. Alessandra Borghese 1 25
Logopedia. Funzioni orali nelle paralisi Principi di intervento riabilitativo sulle funzioni orali nelle paralisi centrali e periferiche, concomitanti o no, con le sindromi autistiche. Alessandra Borghese 1 25
Interazione e partecipazione dei familiari Modalità di interazione con i familiari cui affidare compiti di integrazione domestica del lavoro svolto in sedute di terapia.
Modalità di interazione con il personale della scuola cui affidare compiti di integrazione del lavoro svolto nelle stanze di terapia.
Marco Borghese 1 25
Programmazioni del lavoro. Tempi. Luoghi. Pazienti stranieri Adeguamenti e modifiche dei programmi abilitativi riabilitativi svolti secondo le modalità "full immersion", su pazienti provenienti da altre sedi; italiani e stranieri.
Uso dei video e di altri sistemi di monitoraggio e verifica dell'andamento del lavoro svolto da pazienti a distanza, e comunque per controllare con costanza, l'andamento del lavoro svolto nelle diverse realtà di vita del paziente.
Marco Borghese 1 25
Interdisciplinarietà Ruoli delle diverse figure professionali impegnate nelle aree diagnostiche e terapeutiche, anche in considerazione dell'interdisciplinarietà e delle diverse ma spesso coincidenti competenze. Carmela Petito 1 25

Il Master è di durata annuale; le attività didattiche si svolgeranno attraverso interazioni realizzate per via telematica.
Nell'insieme l'attività formativa prevede 60 CFU crediti complessivi.


Quota d'iscrizione


- € 2.200,00 (suddivisa in 4 rate).


- € 2.000,00 (suddivisa in 4 rate) per le seguenti categorie:



  • Diplomati Unicusano al Master in "Nutrizione Clinica"

  • Diplomati Unicusano al Master in "Operatore in biodiscipline olistiche per la salute"

  • Diplomati Unicusano al Corso di Perfezionamento e aggiornamento professionale in "Alimentazione vegetariana - vegan"

  • Diplomati Unicusano al Corso di Perfezionamento e aggiornamento professionale in "Nutrizione nel fitness e nel recupero funzionale dell'atleta"

  • Diplomati Unicusano al Corso di Perfezionamento e aggiornamento professionale in "Nutrizione in Pediatria"

  • Laureati Unicusano da meno di 12 mesi


 



REQUISITI E MODALITA' D'ISCRIZIONE


Consulta il BANDO e compila la DOMANDA D'ISCRIZIONE ONLINE Università Nicolò Cusano






Sabato 1 dicembre. Certosa di Padula (SA).


Convegno dal titolo "Attualità diagnostiche e riabilitative delle sindromi autistiche e degli altri disturbi della comunicazione". Partecipazione gratuita. Necessaria l'iscrizione: info@upainuc.it  


 



Relatori e titoli degli interventi:


Carmelo Rizzo. Nutrizionista: Fattori nutrizionali scatenanti nelle sindromi autistiche e adhd.


Francesco Sacco. Chirurgo maxillofacciale e Odontoiatra: Odontoiatria e chirurgia maxillofacciale: problematiche nelle disabilità.


Massimo Borghese. Foniatra e Otorinolaringoiatra: L'Intervento Foniatrico Integrato nella diagnosi e nelle terapie delle sindromi autistiche.


Giulia Ingegneri. Neuropsichiatra infantile: Autismo. Diagnosi-Valutazione-Trattamento.


Alessandra Borghese. Logopedista: Il significato e l'importanza dell'intervento logopedico precoce per il recupero del linguaggio nel bambino autistico.


Letizia Miele. Logopedista: Ruolo della funzionalità linguale nei disturbi dell'attenzione, le interconnessioni anatomiche e neurofisiologiche.


Carmela Petito. Psicologa: La gestione delle problematiche e delle dinamiche familiari nel percorso riabilitativo del paziente autistico. 





Curare l'autismo.
Nel mio nuovo libro TERAPIE DEGLI AUTISMI, descrivo in modo pratico tante forme di intervento logopedica, motorio, educativo, psicologico, biomedico..., per le tante forme di autismo oggi esistenti.


 






“Terapie degli autismi”, nuovo libro di Massimo Borghese, può considerarsi innanzitutto una guida aggiornata all’approccio diagnostico e curativo delle patologie della comunicazione di tipo autistico. Di grande utilità pratica per logopedisti, educatori, psicologi, e altri operatori della riabilitazione; ma anche per famiglie, che possono trovare in questo testo, numerosissime informazioni e risposte a tante domande sulla patologia dei loro bambini e alle possibilità di affrontarla. Tra i numerosi temi trattati, citiamo i criteri diagnostici per l’identificazione precoce di una sintomatologia autistica; le caratteristiche fondamentali dell’ormai trentennale e collaudato Intervento Foniatrico Integrato; le definizioni dei parametri di normalità delle diverse aree di sviluppo, necessarie per comprendere la patologia; dettagliate descrizioni relative alle modalità di avvio alla comunicazione, al linguaggio, dall’impostazione dei fonemi, all’arricchimento del vocabolario e della strutturazione della frase; i provvedimenti alimentari e le basi metaboliche, ormonali e immunitarie, di tante sindromi autistiche. Il contenuto del libro si arricchisce inoltre di diverse testimonianze di altri professionisti operanti nel campo, e di famiglie stesse, che raccontano le proprie esperienze positive e negative, certamente utili per chi si trova a vivere gli stessi problemi. Non mancano, infine, aforismi pertinenti ai contenuti del testo, aneddoti, frasi e brani attinti dalla letteratura, dal cinema, dal mondo della canzone, con il cui inserimento, l’Autore rende ancora più scorrevole la lettura, e offre ulteriori spunti di riflessione. 


Terapie degli autismi, di Massimo Borghese, Aldenia Edizioni, 2018, € 20,00.


Il libro può essere richiesto direttamente all’Autore, scrivendo a: m.borghese@tin.it





“Terapie degli autismi”, nuovo libro di Massimo Borghese, può considerarsi innanzitutto una guida aggiornata all’approccio diagnostico e curativo delle patologie della comunicazione di tipo autistico. Di grande utilità pratica per logopedisti, educatori, psicologi, e altri operatori della riabilitazione; ma anche per famiglie, che possono trovare in questo testo, numerosissime informazioni e risposte a tante domande sulla patologia dei loro bambini e alle possibilità di affrontarla. Tra i numerosi temi trattati, citiamo i criteri diagnostici per l’identificazione precoce di una sintomatologia autistica; le caratteristiche fondamentali dell’ormai trentennale e collaudato Intervento Foniatrico Integrato; le definizioni dei parametri di normalità delle diverse aree di sviluppo, necessarie per comprendere la patologia; dettagliate descrizioni relative alle modalità di avvio alla comunicazione, al linguaggio, dall’impostazione dei fonemi, all’arricchimento del vocabolario e della strutturazione della frase; i provvedimenti alimentari e le basi metaboliche, ormonali e immunitarie, di tante sindromi autistiche. Il contenuto del libro si arricchisce inoltre di diverse testimonianze di altri professionisti operanti nel campo, e di famiglie stesse, che raccontano le proprie esperienze positive e negative, certamente utili per chi si trova a vivere gli stessi problemi. Non mancano, infine, aforismi pertinenti ai contenuti del testo, aneddoti, frasi e brani attinti dalla letteratura, dal cinema, dal mondo della canzone, con il cui inserimento, l’Autore rende ancora più scorrevole la lettura, e offre ulteriori spunti di riflessione.


Terapie degli autismi, di Massimo Borghese, Aldenia Edizioni, 2018, € 20,00.


Il libro può essere richiesto direttamente all’Autore, scrivendo a: m.borghese@tin.it





Sulla Rivista Scena Medica è stato pubblicato un mio articolo in cui si descrive la possibilità di utilizzo del canto lirico nella riabilitazione di autistici e di altri pazienti con disturbi della comunicazione: http://www.scenamedica.it/il-canto-lirico-nella-riabilitazione-dei-disturbi-autistici-e-di-altre-patologie-della-comunicazione/





https://foniatriartistica.blogspot.it/2018/03/il-canto-lirico-nella-riabilitazione.html


Pubblicato sulla Rivista "Scena Medica".





A meno di un mese dalla pubblicazione del mio prossimo libro che tratterà il tema delle terapie dell'autismo, ricordo ancora quanto scritto nel presentare "Ho avuto l'autismo": Anche nel concepire il titolo di questo libro, indubbiamente un po' inquietante, destabilizzante, forse leggermente provocatorio, non avevo pensato neppure per un attimo di aver raggiunto nella mia attività di foniatra, il traguardo di essere diventato un guaritore dell'autismo; ma che avessi visto bambini e poi ragazzi uscire dalle paludi delle sintomatologie autistiche, posso affermarlo a piena voce e a testa alta. Il problema è un altro. Assodato che si possa parlare di "ex autistici", ossia di persone che hanno estinto i sintomi di questa malattia, diventa legittimo, anzi, obbligatorio, chiederci che cosa sarà di loro. Il vero e più attuale tema da approfondire e discutere, dovrebbe ora identificarsi nello studio dell'evoluzione del comportamento, dell'intelligenza, delle modalità espressive, delle relazioni sociali, delle possibilità di avere un futuro, di coloro i quali sono stati autistici, ma presentano ancora caratteristiche che li differenziano, sia pure in misure più o meno significative, dalle altre persone. In "Ho avuto l'autismo", ho voluto affrontare il complesso e poco conosciuto argomento dei postumi di tale patologia, descrivendo innanzitutto i casi dei soggetti che l'hanno superata, e quindi le diverse possibilità di ulteriore miglioramento della qualità della vita e delle capacità prestazionali di chi è stato affetto da questa malattia.





Prof. Massimo Borghese intervistato a Radio Venezia sul tema disturbi di linguaggio, comunicazione, autismo: https://www.youtube.com/watch?v=epDJF0FcQ2U





Prof. Massimo Borghese intervistato a Radio Venezia sul tema disturbi di linguaggio, comunicazione, autismo: https://www.youtube.com/watch?v=epDJF0FcQ2U





Non molto tempo fa, ho letto nelle notizie di cronaca, che una nota cantante internazionale ha dovuto disdire gli ultimi suoi due concerti a Wembley, a causa di una rottura della voce. “Sono disperata”, ha dichiarato in un’intervista, “ho dovuto spingere la voce più di quanto faccia normalmente. Ho danneggiato le mie corde vocali…”. Considerazioni e riflessioni mie personali: Non intendo criticare l’artista in questione, peraltro non conosco la sua storia medica foniatrica (ammesso che ne abbia una), ma vorrei cogliere l’occasione per ribadire pubblicamente l’importanza di avere un foniatra al quale ricorrere non solo quando si presenta qualche problema vocale, ma averlo come punto di riferimento costante soprattutto nella prevenzione dei danni da abuso e cattivo uso delle funzioni fonatorie. Per esperienza diretta posso affermare che i professionisti della voce che incontro periodicamente con una cadenza regolare, anche solo per riscontrare che “va tutto bene”, sono quelli che proseguono tranquillamente nella loro carriera rispettando i tanti impegni programmati, senza cadere in improvvise sgradite sorprese. A tutti può accadere di vivere un periodo di particolare stanchezza, o subire gli effetti negativi di altre malattie (non necessariamente laringee) che possono sopraggiungere; per tutti è necessario revisionare lo stato del tono muscolare, la postura, la corretta gestione delle tecniche di respirazione, emissione, risonanza…; ma se l’allenamento è costante, se le capacità di gestione della fatica e del riposo sono ben conosciute e sono state correttamente apprese, difficilmente accade quanto si è verificato alla cantante che ha dovuto improvvisamente disdire due dei più importanti concerti della sua carriera.





…tutti i bambini che abbiamo recuperato o comunque trattato con grandi successi, sono quelli che ci sono stati affidati dai primi anni di vita, con i quali abbiamo potuto lavorare a lungo, senza interferenze e senza interruzioni, e con la costante collaborazione di famiglie e scuole. Soprattutto abbiamo riscosso successi quando abbiamo operato con famiglie che credevano nel nostro intervento, e che hanno fattivamente collaborato conducendo il bambino con assiduità alle terapie, lavorando anche a casa, e mettendo in pratica le indicazioni alimentari senza inutili obiezioni, eccezioni, deroghe. Questo è quanto concretamente posso dire e dico a tutti. Del resto, e l’ho già dichiarato, non mi interessa incamerare un cliente in più, se poi si pone già in partenza in una condizione non favorevole per un recupero...





In tema di presa in carico logopedica nell'autismo, i risultati migliori sono stati ottenuti quando un intervento abilitativo sul linguaggio e per il linguaggio, era iniziato precocemente e senza attendere alcun’altra presunta acquisizione preparatoria. Con questo non intendo svalutare o escludere l’importanza di altre forme di trattamento, ma voglio solo ribadire che un lavoro logopedico non deve mai essere rinviato, anche se (ed è ovvio che sia così) il bambino si mostra distratto, agitato, iperattivo, e non collaborante. L’esperienza ormai trentennale mi ha portato a capire e dunque ad affermare che anche nelle condizioni di avversione e disinteresse totale, il bambino assorbe ciò che gli viene proposto e trasmesso; restituendo a distanza di tempi variabili da caso a caso, ciò che è stato seminato in lui.





https://massimoborghesefoniatra.blogspot.it/2017/12/corso-autismo-e-altre-comunicopatie.html





CENTRO STUDI DIAGNOSI E TERAPIE DELL’AUTISMO E ALTRE PATOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE


Direttore Prof. Massimo Borghese. Foniatra


PERCORSO DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO Edizione 2018:  “AUTISMO E ALTRE COMUNICOPATIE DELL’ETA’ EVOLUTIVA”


 Scopo del corso è fornire conoscenze teoriche e pratiche, di foniatria, neurofisiopatologia, logopedia, psicologia, pedagogia, nutridetossicologia, necessarie per operare nella diagnosi, nel monitoraggio e nella terapia di soggetti con autismo e altri disturbi della comunicazione e del linguaggio. La contemporanea presenza di differenti materie in un unico percorso formativo, deriva dalla necessità di realizzare un'ampia interdisciplinarietà di competenze e di conoscenze in ogni singolo operatore, che, pur continuando a lavorare come da propria matrice professionale di origine, dovrà tuttavia interagire con gli altri riabilitatori ed educatori, come da modello Intervento Foniatrico Integrato.


Il corso si svilupperà attraverso lezioni frontali e tirocinio pratico presso la nostra sede di Napoli Casavatore (Emicenter, Via Taverna Rossa 171). Le lezioni si svolgeranno di sabato, dalle 9:30 alle 14, nei seguenti giorni: 20 gennaio, 3 febbraio, 17 marzo, 14 aprile, 20 maggio, 16 giugno, 14 luglio. Il calendario degli incontri potrebbe subire successive modifiche che verrebbero comunque tempestivamente comunicate. Giorni e ore di tirocinio pratico illimitati, ma comunque da concordare e pianificare con gli operatori tutors. Costo dell’intero percorso, 1.000 €, più IVA da versare al momento della fatturazione. La quota di partecipazione potrà essere saldata in due metà, la prima al momento dell’iscrizione antecedente la data di inizio del corso, la seconda in occasione della lezione di marzo.


Chi corrisponderà l’intero importo in un’unica soluzione iniziale, potrà usufruire di una riduzione di 200 €, pagando pertanto 800 € come quota totale. Come già stabilito negli anni precedenti, coloro i quali si sono iscritti nelle scorse edizioni, accederanno gratuitamente, data la contemporanea valenza di aggiornamento, costituente parte integrante dello scopo del corso.


PROGRAMMA PRELIMINARE


- Autismo in generale. Altre comunicopatie. Catalogo nosologico foniatrico-logopedico. Inquadramento diagnostico terapeutico dell’autismo e di altre comunicopatie: Cause. Meccanismi patogenetici. Localizzazioni. Espressioni cliniche. Valutazioni. Rimedi. - Espressioni cliniche: Diagnosi di base e varianti legate a manifestazioni associate. - Indagini strumentali e di laboratorio. - Autismo: Definizione dettagliata, modalità e tempi di insorgenza, prime manifestazioni cliniche, preautismo, autismo in progress, “bomba a tempo”, autismo e balbuzie, autismo e linguaggio, autismo e ipercinesia, autismo e disturbi sensoriali, autismo ed epilessia, autismo e aggressività, autismo e patologie tiroidee. - Foniatria: Catalogo nosologico, definizione dettagliata e descrittiva dei quadri sindromici: Disturbi della voce. Disturbi della pronuncia. Alterazioni della deglutizione. Disturbi della fluenza. Disturbi delle cosiddette funzioni corticali superiori con specifica attenzione alla codificazione e alla decodificazione. Disturbi centrali della motricità. Disturbi oligofrenici di insufficienza mentale e/o demenza. Disturbi da lesioni sensoriali, dispercezioni uditive e visive. Disturbi linguistici e loro correlati: dislalie funzionali di varia origine, disturbi fonologici, disprassie articolatorie, disturbi semantici, disturbi morfosintattici, pragmatici… Learning diseases o disturbi degli apprendimenti curriculari e non. Disturbi da inadeguatezze socioculturali e affettivo-emotivo-relazionali-comportamentali. La sindrome da deficit attentivo con iperattività (ADHD). - Il profilo comunicativo individuale, con descrizione dettagliata e criteri di valutazione dei livelli percettivo, cognitivo, emotivo-relazionale-comportamentale, motorio-prassico-espressivo. - La visita foniatrica: Anamnesi, ricollegamento all’analisi dei fattori etiologici, osservazione del bambino, primi approcci e primi test, formulazione diagnostica e del piano terapeutico. - Semiotica e autismo. Principi di semiotica. - Presa in carico terapeutica: Formazione dei terapisti, basi culturali e modalità di studio e tirocinio, ruolo dei familiari nei programmi abilitativi e nella quotidianità, rapporto con gli insegnanti e gli assistenti scolastici. Formulazione del programma di intervento, obiettivi, verifiche e rivisitazioni progressive del lavoro abilitativo-riabilitativo. - Esercitazioni pratiche su tutti i punti del programma. - Dieta e cure biomediche. Principi generali e individualizzati di dieta. Realizzazione, durata e valutazione dei provvedimenti alimentari.


Per ulteriori informazioni e per iscrizioni: m.borghese@tin.it  Tel. 3404810840


E’ possibile iscriversi anche direttamente presso la sede del corso, nel Reparto di Otorinolaringoiatria, Foniatria, Logopedia, Riabilitazione, nel Centro Emicenter, in Via Taverna Rossa 171, Casavatore (Napoli).  





Breve conversazione in tema di voce, dall'estetica alla prevenzione:  https://www.youtube.com/watch?v=Qwk_juGDqJ8&sns=em 


 





Voluminoso prolasso cordale bilaterale (prima foto), come esito di abusi vocali, di fumo e alcol. Nelle foto successive, due quadri di polipi delle corde vocali. Dalla mia casistica personale.



 


 









Dalla mia casistica personale: Polipo laringeo con cordite vasomotoria emorragica, prima (le prime due immagini), e dopo l'intervento chirurgico-logopedico (terza immagine).






Ciò che realizzo nel mio gruppo di operatori in ambito Intervento Foniatrico Integrato, è un coinvolgimento multiplo e simultaneo di figure di differente provenienza e matrice formativa, tutte comunque ulteriormente perfezionate in un corso teorico e pratico basato sui contenuti della materia foniatrica nonché su tutti gli aggiornamenti utili allo scopo del nostro lavoro, quali che siano le loro origini. La matrice di base, il filo conduttore, il collante, che fungono da substrato comune a tutti gli operatori del gruppo, sono identificabili innanzitutto nel corso di formazione ed aggiornamento permanente. Per quanto riguarda l’attiva partecipazione delle famiglie al lavoro abilitativo riabilitativo, sono solito dire che: 1. Senza i migliori terapisti non si ottengono significativi risultati, ma: 2. Anche se con i migliori terapisti, senza la collaborazione attiva delle famiglie, ugualmente non si ottengono significativi risultati. Occorre dunque che i parenti con cui vive il bambino in trattamento, siano non solo informati, ma anche attivamente coinvolti nel lavoro educativo e abilitativo. Solo continuando anche a casa -e a scuola- ad adottare provvedimenti utili a modificare abitudini, comportamenti, modalità comunicative, si può sperare di ottenere i cambiamenti desiderati e programmati.





Ciò che realizzo nel mio gruppo di operatori in ambito Intervento Foniatrico Integrato, è un coinvolgimento multiplo e simultaneo di figure di differente provenienza e matrice formativa, tutte comunque ulteriormente perfezionate in un corso teorico e pratico basato sui contenuti della materia foniatrica nonché su tutti gli aggiornamenti utili allo scopo del nostro lavoro, quali che siano le loro origini. La matrice di base, il filo conduttore, il collante, che fungono da substrato comune a tutti gli operatori del gruppo, sono identificabili innanzitutto nel corso di formazione ed aggiornamento permanente. Per quanto riguarda l’attiva partecipazione delle famiglie al lavoro abilitativo riabilitativo, sono solito dire che: 1. Senza i migliori terapisti non si ottengono significativi risultati, ma: 2. Anche se con i migliori terapisti, senza la collaborazione attiva delle famiglie, ugualmente non si ottengono significativi risultati. Occorre dunque che i parenti con cui vive il bambino in trattamento, siano non solo informati, ma anche attivamente coinvolti nel lavoro educativo e abilitativo. Solo continuando anche a casa -e a scuola- ad adottare provvedimenti utili a modificare abitudini, comportamenti, modalità comunicative, si può sperare di ottenere i cambiamenti desiderati e programmati.





Terapie e non terapia. Autismi e non autismo.


Questa la reale visione, a mio parere, di quanto oggi accade nel mondo complesso e difficile delle sindromi autistiche e delle altre patologie ad esse collegabili, come la sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività (spesso non facilmente distinguibile e separabile da molte forme di autismo), e come altri disturbi dello sviluppo ad impronta prevalentemente comportamentale.


Il dovere di ogni operatore del settore dovrebbe essere anche quello di rendersi sempre aperto a recepire ciò che di nuovo e di produttivo in termini di risultati, viene proposto nel vasto panorama degli studi e delle iniziative terapeutiche in tema di sindromi autistiche. La rapida evoluzione delle modalità di intervento non giustifica, secondo la mia opinione, l’immobilismo di quanti restano ancorati a un singolo “metodo”, caso mai anche arbitrariamente indicato come unico valido, o restano scettici verso ciò che di nuovo si dimostra funzionante.


Ciò premesso, e alla luce di un atteggiamento di costante apertura nei confronti di scoperte e iniziative che si attestano come credibili alla luce dei fatti, vorrei citare quelli che reputo i due aspetti di maggiore importanza nella lotta all’autismo:


- Un intervento abilitativo logopedico educativo comportamentale, immediato, intensivo, competente.


- Un trattamento biomedico alimentare, come supporto metabolico.


La tempestività, l’intensività e l’adeguatezza della presa in carico educativa-abilitativa, costituiscono le condizioni necessarie per avviare un vero percorso di recupero del soggetto autistico. Per esperienza e con dati statistici alla mano, posso affermare che il successo nella terapia dell’autismo proviene essenzialmente:


- Dalla precocità dell’avvio della logopedia, intesa come intervento ad ampio raggio, non solo sugli aspetti linguistici verbali.


- Dal numero di ore settimanali dedicate al lavoro riabilitativo.


- Dalle capacità dei terapisti impiegati (dal momento che, senza mezzi termini, non sono tutti uguali ne’ tutti capaci).


I risultati dimostrati in tutto il mondo, dei vantaggi derivanti dalla sostituzione nella dieta di molti cibi, erroneamente e tradizionalmente definiti buoni, ma in realtà altamente tossici per moltissimi soggetti, dimostrano e confermano che un adeguato cambiamento alimentare contribuisce non solo ad estinguere molti sintomi indesiderati facenti parte del quadro dell’autismo, ma anche a rendere i bambini molto più attenti, recettivi, e disponibili ad assimilare i benefìci delle terapie educative abilitative.  


 





Buona festa della mamma a quelle mamme che quando abbiamo detto loro che il bambino era autistico, si sono attivate subito nel seguire i nostri consigli, le nostre direttive, i nostri interventi terapeutici, le nostre promesse non di guarigione ma di lacrime e sudore, sacrifici e impegni, per poter vedere un domani, i loro figli fuori dello spettro autistico, e in possesso di abilità sempre più vicine a quelle dei bambini normali. Buona festa della mamma a quelle mamme che, riuscendo a sconfiggere l'autismo dei loro figli, sono diventate preziosissime testimoni di quanto si possa ottenere sacrificandosi e lavorando intensamente in questa lotta terribile ma non necessariamente perdente, come vogliono affermare quelli che non vogliono o non sanno combattere. Buona festa della mamma anche a quelle che hanno rinunciato, che hanno "altro da fare", che "tanto hanno altri figli normali", che lasciano solo a noi (e non basta) il compito di recuperare i loro bambini. A queste ultime, auguro di svegliarsi, di cambiare, e di capire che la patologia dei loro figli non potrà essere sconfitta se non si comporteranno come le mamme che invece hanno voluto combattere insieme a noi quel mostro orribile ma non imbattibile, che è l'autismo.





2 aprile, giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo. Leggendo i tanti articoli che compaiono in web sul tema, mi imbatto, tra gli altri, in due luoghi comuni su cui vorrei esprimere alcune considerazioni. Sono infatti ancora molti coloro i quali affermano che l’autismo rappresenta una malattia di cui si sa ancora poco, e ci si lamenta altresì della scarsa sensibilità delle pubbliche amministrazioni nei confronti della necessità di assistenza verso gli autistici e le loro famiglie. Ed ecco allora che cosa penso al riguardo: Non è (più) vero che sull’autismo si sa ancora poco. Sono state segnalate tante nuove possibili cause di questa malattia e del suo incremento esponenziale, ma evidentemente si tratta di verità scomode, che ledono interessi mondiali di multinazionali, interessi di medici che ricavano forti guadagni in conseguenza di certe linee di condotta che fruttano molto a loro, ma non ai bambini; si tratta di verità riguardanti iniziative prese prima e durante la gravidanza, lesive per il prodotto del concepimento, ma la cui pericolosità viene negata da chi le propone, e non accettata da chi le subisce. Dunque, se da una parte è vero che dell’autismo non si sa ancora tutto, è altrettanto vero però che ogni volta che qualcuno segnala una possibile-probabile causa, lo si mette sbrigativamente (o interessatamente) alla gogna, gogna oggi mediatica, e dunque ancora più efficace per chi vuole zittire, infangare, censurare. Lo stesso vale per le iniziative terapeutiche. Ce ne sono alcune che ormai da tempo si sono dimostrate efficaci (risultati documentati alla mano) ma vengono spesso respinte, derise, negate, sia perché proposte da altri e non da chi vorrebbe essere l’unico e decidere, sia perché contrastanti gli interessi di altre lobbies della terapia che si autodefiniscono uniche scientificamente validate, sia perché tante volte sono le stesse famiglie di autistici a non voler seguire indicazioni scomode sia pure efficaci, ma disturbanti gli equilibri domestici. E veniamo alle consuete lamentele sulla carenza delle istituzioni e della sanità pubblica. Chiarisco subito che non voglio giustificare le manchevolezze delle amministrazioni e dei politici, ma a chi ha il grave onere di ritrovarsi un figlio autistico, farei notare che -come nella maggior parte degli eventi della vita- bisogna innanzitutto saper badare a se stessi, senza stare sempre ad aspettare che siano gli altri a risolverci i problemi. Con questo, ripeto, non assolvo le carenze del pubblico, ma esorterei a mettere al bando il vittimismo, e a rimboccarsi le maniche in prima persona, imparando anche (perché no?, pure leggendo quanto ho scritto sopra) a distinguere ciò che può aiutare da ciò che danneggia, a distinguere l’alleato anche se scomodo e irritante, dal nemico lupo vestito da agnello. Ma tutto questo non viene dalle istituzioni, non viene dai legislatori, non viene dagli autoreferentisi “scientificamente validati”. Viene dalla capacità di ogni singolo uomo, padre, madre, cittadino, di capire a chi credere e a chi no.


 





E' stato appena pubblicato il mio sesto libro sul tema dell'autismo. Ha un titolo suggestivo e apparentemente provocatorio: "Ho avuto l'autismo". In questo volume ho voluto presentare e discutere il controverso tema della possibilità di superamento dei sintomi dell'autismo (come riscontrato in ormai numerosi soggetti), ma allo stesso tempo, dei residui patologici che possono ancora essere presenti in chi autistico non appare più, ma porta in sé diverse problematiche costituenti un ulteriore obiettivo di lavoro e di studi successivi.


 





CORSO SU AUTISMO E ALTRE PATOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE edizione 2016 2017


Percorso di formazione e aggiornamento per medici, terapisti, altri operatori della riabilitazione; nutrizionisti, nutridetossicologi, insegnanti, educatori, genitori e familiari di soggetti con autismo, adhd, e altre patologie della comunicazione. 


PROGRAMMA PRELIMINARE  - Inquadramento diagnostico terapeutico dell’autismo e di altri disturbi della comunicazione correlati:


Cause. Meccanismi patogenetici. Localizzazioni dei danni organico-funzionali. Espressioni cliniche. Valutazioni. Rimedi.


- Cause: Identificazione e significato di fattori predisponenti, scatenanti, slatentizzanti, aggravanti. Cromosomi. Epigenetica. Infezioni. Intossicazioni. Danni placentari. Parto. Patologie prenatali, neonatali, postnatali.


- Meccanismi patogenetici: HLA. Intestino/cervello. Danni alla glia. Alterazioni strutturali, neuromediatoriali, biochimiche. - Localizzazione: Funzioni corticali superiori (cervello anteriore e posteriore). Vie uditive e sensoriali centrali. Cervelletto. Primo motoneurone. Cervello limbico. Aree e funzioni linguistiche.


- Espressioni cliniche: Diagnosi di base come da DSM IV, varianti legate a linguaggio, epilessia, aggressività, ADHD.


- Valutazioni strumentali e di laboratorio: TC, RMN, EEG, ERPs, Neuroimaging funzionale; analisi microbiologiche, ormonali, alimentari, tossico-metaboliche, su sangue e urine.


- Autismo: Definizione dettagliata, modalità e tempi di insorgenza, prime manifestazioni cliniche, preautismo, autismo in progress, “bomba a tempo”, autismo e balbuzie, autismo e linguaggio, autismo e ipercinesia, autismo e disturbi sensoriali, autismo ed epilessia, autismo e aggressività, autismo e patologie tiroidee.


- Foniatria: Catalogo nosologico, definizione dettagliata e descrittiva dei quadri sindromici: Disturbi della voce. Disturbi della pronuncia. Alterazioni della deglutizione. Disturbi della fluenza. Disturbi delle cosiddette funzioni corticali superiori con particolare riferimento alla codificazione e alla decodificazione. Disturbi centrali della motricità. Disturbi oligofrenici di insufficienza mentale e/o demenza. Disturbi da lesioni sensoriali, dispercezioni uditive e visive. Disturbi linguistici e loro correlati: dislalie funzionali di varia origine, disturbi fonologici, disprassie articolatorie, disturbi semantici, disturbi morfosintattici, pragmatici… Learning diseases o disturbi degli apprendimenti curriculari e non. Disturbi da inadeguatezze socioculturali e affettivo-emotivo-relazionali-comportamentali. La sindrome da deficit attentivo con iperattività (ADHD).


- Il profilo comunicativo individuale, con descrizione dettagliata e criteri di valutazione dei livelli sensoriale-percettivo, cognitivo-integrativo-decisionale, emotivo-relazionale-comportamentale, motorio-prassico-espressivo.


- La visita foniatrica: Anamnesi, ricollegamento all’analisi dei fattori etiologici, osservazione del bambino, primi approcci e criteri di valutazione clinico-funzionale.


- Semiotica e autismo. Principi di semiotica.


- Presa in carico terapeutica: Formazione dei terapisti, basi culturali e modalità di studio e tirocinio. Osservazione, instaurazione del rapporto terapista-bambino, contatto oculare, motricità globale e fine, prassie bucco-linguo-facciali, stimolazione delle abilità percettive, le modificazioni comportamentali, gestione delle stereotipie, rottura delle abitudini, contenimento dei comportamenti inadeguati, allestimento della stanza di terapia e materiale utilizzabile, autonomie (alimentazione, vestirsi e svestirsi, controllo sfinteri, gioco e socievolezza, toletta e igiene, spostamenti), rapporto con gli oggetti, esecuzione di ordini semplici e complessi, riconoscimento e denominazione, induzione alla verbalizzazione, uso delle immagini, costituzione e ampliamento del vocabolario, strutturazione della frase, impostazione dei fonemi, lettura e scrittura, calcolo matematico, consegne ai familiari e loro ruolo nei programmi abilitativi e nella quotidianità, rapporto con gli insegnanti e gli assistenti scolastici. Formulazione del programma di intervento, obiettivi, verifiche e rivisitazioni progressive del lavoro abilitativo-riabilitativo.


- Esercitazioni pratiche su tutti i punti del programma.


- Dieta e cure biomediche. Principi generali e individualizzati di dieta. Realizzazione, durata e valutazione dei provvedimenti alimentari. Cure biomediche: Criteri di scelta e valutazione. - Problematiche relative al rapporto con terapisti, scuole e famiglie. Accettazione della diagnosi, dei programmi terapeutici, delle previsioni di durata, della dieta e di altri provvedimenti farmacologici e/o metabolici. Adolescenti e psicofarmaci. Genitori separati e divergenze di scelte di cura. Che cosa si intende per uscita dall’autismo; superamento della sintomatologia clinica, persistenza del danno anatomopatologico. Parlare di autismo al proprio figlio. Testimonianze e interventi di genitori. 


Durata e sedi del corso:


Da ottobre 2016 a giugno 2017.


Il programma teorico verrà svolto attraverso lezioni mensili, in lingua italiana nelle sedi di Milano, Verona, Padova, Napoli; in lingua italiana e francese nella sede di Ginevra.


Il calendario degli incontri verrà pubblicato entro un mese dall’inizio del corso. Eventuali variazioni di date, saranno comunicate sul blog http://massimoborghesefoniatra.blogspot.it/che rappresenterà la bacheca ufficiale degli annunci relativi al corso.


Tirocinio pratico per un numero di ore illimitato (da programmare e concordare con gli operatori). 


Alla fine del percorso formativo, agli allievi considerati più meritevoli a insindacabile giudizio del docente principale, Prof. Massimo Borghese, potrà essere proposta una collaborazione professionale. Questa specifica non è clausola vincolante del contratto di iscrizione per la partecipazione al corso; non prevede numero chiuso, per cui alla fine del periodo formativo, la suddetta proposta di collaborazione professionale potrebbe essere offerta a uno, più di uno, nessuno, o a tutti coloro che avranno partecipato.


Quota di partecipazione: 2000 € + IVA, pagabili in tre rate: 1.000 all’iscrizione, 500 a inizio dicembre, 500 a inizio febbraio.


In caso di numero minimo insufficiente di richieste, il corso potrebbe non attivarsi in una o più di una delle sedi indicate.


Per ulteriori informazioni e per iscrizioni nelle sedi italiane: m.borghese@tin.it 3404810840


Per la sede di Ginevra (maggior numero di ore e di giorni di lezioni):


http://www.nutritherapeutes.com/documents/Formation%20Borghese.pdf





L., anni 20, compiuti dieci giorni fa. Aveva l’autismo. Oggi ha sostenuto e superato l’esame orale di maturità.


Commento all'articolo, da parte della zia di L.:


Io sono la zia di L. e ho accompagnato mia sorella (madre di L.) nel lungo cammino che 17 anni fa ha fatto incrociare le nostre strade con quella del Dott. Borghese. Non ho certo bisogno di sottolinearne le qualità: i fatti, soprattutto quest’ultima conquista, il diploma di maturità -NORMALE con obiettivi minimi- parlano da soli. Da un piccoletto di tre anni non verbale, pieno di stereotipie, aggressivo, mi sono ritrovata un ragazzo che discuteva di Svevo, 1a guerra mondiale, Schopenhauer, Gaudì, modernismo e sproloquiava di non so quale legge fisica ed equazione matematica, e non dimentichiamo il colloquio in inglese! Scoppiavamo tutti dall'orgoglio e dall'emozione. Non avevamo domande concordate, avevamo preparato la consueta tesina, abbiamo ripetuto il programma fino alla nausea, e poi VIA!!! La cosa che mi ha fatto più piacere è che non ha ripetuto a memoria quanto studiato: L. ha operato variazioni, sintetizzato, cambiato argomento quando non conosceva la risposta alla domanda e soprattutto collegato materie diverse tra loro. In forma semplice, ovvio, ma chi si aspettava di arrivare fin qui, ad avere mio nipote DIPLOMATO (e con voto anche abbastanza alto -lasciatemi passare l'orgoglio di zia!) tanti anni fa, quando tutto è iniziato, quando dire "autismo" voleva dire pronunciare una condanna senza possibilità di appello? E' stata dura per L., per i suoi genitori e sua sorella, per chi lo ha aiutato a vario titolo, ma ogni minuto speso, ogni scelta, ogni sacrificio ne è valsa la pena. E soprattutto è valsa la pena aver ascoltato e seguito la strada di un impeccabile professionista quale il Dott. Borghese, che in questi anni (e in quelli a venire -non è mica finita!) ci ha informato, aiutato, ascoltato, supportato, tollerato, corretto .... con umanità e disponibilità che raramente noi "pazienti" incontriamo tra professionisti di quel calibro. Il mio pensiero va a tutti quei genitori che si affacciano a questa esperienza. Vi auguro la forza di affrontare i cambiamenti che la nuova situazione impone, ma sappiate che nulla di quello che fate andrà sprecato. Per quanto riguarda L., nuove sfide ci attendono, nuove importanti scelte. Siamo tutti con te L. E, ne siamo sicuri, anche il Dott. Borghese.





L. anni 20, compiuti dieci giorni fa. Aveva l’autismo. Oggi ha sostenuto e superato l’esame orale di maturità.


A L. fu diagnosticato l’autismo all’età di tre anni. Iniziammo subito il lungo, difficile, duro percorso di abilitazione e terapie nutrizionali metaboliche, conquistando, tappa dopo tappa, le capacità comunicative, il linguaggio verbale, le autonomie, la lettura, la scrittura, l’inserimento nella scuola di tutti, un’evoluzione cognitiva e una maturazione comportamentale sempre maggiori, fino ad arrivare a quanto accaduto oggi: la prova finale, orale, dell’esame di maturità liceale.


Ho assistito personalmente a questo momento di autentico trionfo per L., per la sua famiglia, le sue terapiste, e ho provato, oltre a una grande e comprensibile soddisfazione, anche la conferma di quanto più volte ho affermato e altrettante volte mi sono sentito ingiustamente contestare: Dall’autismo si può uscire.


Questa uscita non ce la regala nessuno, non arriva da sola, non arriva con poche sporadiche e ritardate ore di psicomotricità e logopedia. Arriva con sacrifici immani, intensissimi, con competenza e abnegazione dei terapisti, delle famiglie. Ma può arrivare. Grazie, caro L., per aver identificato un esempio reale e tangibile per tutti quelli che oggi si trovano nella situazione in cui ti trovavi tu. La tua meravigliosa impresa sarà un esempio, una luce di speranza per chi vuole davvero investire in sforzi e sacrifici per superare l’autismo.


 


 





Si può parlare di uscita dall’autismo? Ma soprattutto, se si esce dall’autismo, dove si entra?
Fino a circa dieci anni fa, cioè a due terzi del cammino trentennale percorso nel mondo della diagnosi e delle terapie degli autismi, mi ponevo solo la prima domanda. E fino a quando non ho cominciato ad intravedere una risposta a quel primo interrogativo, non poteva ovviamente nascere la seconda questione.
Poi ho cominciato a riscontrare con grande piacere e soddisfazione (non solo mia ma anche dei terapisti e soprattutto delle famiglie dei nostri assistiti) che in una percentuale sempre crescente di soggetti affetti da autismo, i sintomi di questa pesante patologia andavano effettivamente ad estinguersi nel tempo, grazie agli effetti di terapie sempre intensive e strutturate a misura di ogni singolo caso. Da non verbali, diversi bambini autistici diventavano verbali, acquisendo sempre maggiori e migliori capacità linguistiche; a mano a mano uscivano dall’isolamento di quel mondo chiuso tipicamente autistico, e cominciavano a comunicare, interagire, giocare, integrarsi; progressivamente estinguevano le stereotipie (movimenti ripetuti e non finalizzati); acquisivano le autonomie nel vestirsi, lavarsi, alimentarsi, controllare gli sfinteri, spostarsi da soli fuori casa; e a scuola non erano più isolati nella relazione e nello svolgimento dei programmi diversificati, ma cominciavano a somigliare sempre di più a tutti gli altri.
Insomma, per molti di loro si è potuto parlare di superamento delle sintomatologie autistiche, di estinzione dei segni caratterizzanti la patologia autistica.
Bambini dunque normalizzati? Ecco le basi della seconda domanda.
Non più autistici, non più portatori dei sintomi dell’autismo, ma nemmeno perfettamente rientrati in una prestazionalità completamente normale. Per molti di loro persistevano disturbi linguistici, di tipo grammaticale, sintattico, o fonologico (vale a dire errori di grammatica e sintassi, vocabolario scarno e inadeguato, difetti di pronuncia), o ancora riscontravamo forme di balbuzie, eloquio lento, monotono, poco variato sul piano della melodia vocale. I rendimenti scolastici, per quanto migliorati rispetto allo zero assoluto caratterizzante i primi anni di sintomatologia, comunque non risultavano dei più brillanti, così come la capacità di comprensione di materie più sofisticate sul piano elaborativo mentale, come la filosofia, la religione, la fisica, dove cioè occorrono operazioni cognitive più complesse.
Ma soprattutto si rendevano particolarmente evidenti le anomalie comportamentali, da una semplice più accentuata timidezza e difficoltà ad allacciare veri e propri rapporti di amicizia, a più clamorosi disturbi della condotta, della socializzazione e della gestione della sessualità.
Qui potrei dire che finisce la storia e inizia la cronaca; si passa dal passato remoto e prossimo, al presente e al futuro. Quali prospettive possiamo ipotizzare per questi ex bambini, ex autistici, ex bambini autistici, che oggi, adolescenti o già quasi adulti, stanno entrando in una vita reale, relazionale, affettiva, sessuale, lavorativa, non più autistici, ma nemmeno perfettamente e completamente attrezzati per affrontare le ben note difficoltà che li attendono?
Su questi fondamentali aspetti del “dopo di noi” stiamo impostando programmi educativi e preventivi, impostati soprattutto sulla base dei riscontri di ciò che resta dell’autismo, proprio quando questo si estingue nei suoi aspetti caratterizzanti e distintivi, ma lasciando tracce diverse, subdole, insidiose per il futuro, per un futuro normale, in cui “chi ha avuto l’autismo”, vogliamo che non si ritrovi con altre problematiche invalidanti e limitanti, sia pure non autistiche.


Prof. Massimo Borghese
Specialista in Foniatria
Specialista in Otorinolaringoiatria
Milano Verona Padova Napoli Genève (Suisse)
Tel. +39 3404810840





2 aprile. Giornata mondiale dell’autismo.


Che cosa si vuole celebrare? La sensibilizzazione verso il dilagare sempre maggiore di questa malattia? Una sua maggiore conoscenza?  Bene, e allora quando si prendono queste iniziative promuovendo spot televisivi e manifestazioni di piazza: 


- si abbia anche il coraggio di dare ascolto alle verità scomode, come quando, ad esempio, si parla di cause dell’autismo urtando la suscettibilità e gli interessi di grosse lobbies che continuano a far battere il tasto della genetica, come se quella fosse l’unica strada da percorrere per individuare le origini di questa patologia;  


- si abbia il coraggio di non criticare chi ottiene risultati concreti, anche se con “metodi” diversi da quelli che si vogliono ufficialmente e speculativamente sponsorizzare; 


- si abbia il coraggio di accettare le diagnosi e le definizioni ingombranti, preoccupanti e imbarazzanti, senza cercare a tutti i costi scappatoie giustificazioniste e senza fuggire poche ore prima di una visita, precedentemente prenotata, e poi disertata per paura di sentirsi dire ciò che non piace; 

 

- si abbia il coraggio di accettare i suggerimenti e le prescrizioni di chi ha ottenuto buoni risultati con quei sistemi, piuttosto che inventare mille scuse per eludere la messa in pratica di tali indicazioni.

 

 Con coerenza e coraggio si combatte l’autismo, e lo si può anche battere. Ma non fuggendo, arretrando, nascondendosi, bensì affrontandolo guardandolo negli occhi, e ascoltando chi può dare indicazioni utili per riuscirvi.

 





Soprattutto in occasione di grandi manifestazioni canore, accade più frequentemente di leggere o ascoltare interviste a presunti esperti che dispensano consigli e istruzioni su come gestire o preparare al meglio la voce e le corde vocali in vista dell’entrata in scena o dell’avvicinarsi dell’evento importante per la carriera.E qui si potrebbe affermare di trovare a volte “lo spettacolo nello spettacolo”, se in particolare si esaminano i contenuti di suggerimenti che si vestono francamente di ridicolo o di paradosso. Personalmente, prendendo la parola sul tema, comincerei a sconfessare una serie di luoghi comuni che sarebbe davvero il caso di rimuovere dalle usanze di tanti cantanti, a meno che non li si voglia ridurre al solo rango di rituali scaramantici. Mi riferisco all’idea che mangiare acciughe, aringhe salate, o innaffiare la gola con spremute di limone, possa far bene all’apparato vocale. Lo stesso dicasi per caramelle balsamiche di diverso tipo, e ancor più per inalazioni a base di vari olii balsamici o farmaci cortisonici.Ancora una volta vorrei ribadire che il cantante, l’attore, il professionista della voce in genere, dovrebbe essere visto come un atleta, e di conseguenza dovrebbe essere gestito e allenato da un punto di vista innanzitutto funzionale e fisico.  Alla preparazione di fondo, ben distanziata nel tempo rispetto all’evento importante della carriera (dunque, già mesi prima di un festival, ad esempio), vanno riferite iniziative foniatrico-logopediche di tipo posturologico, muscolare, respiratorio, di allenamento fonatorio selezionando e rinforzando tonalità e modalità di emissione vocale più adatte al singolo caso (e non consigli generalizzati dati a tutti nello stesso modo), diete personalizzate in base anche a una valutazione di eventuali intolleranze alimentari, impostazioni di abitudini di vita consone a ogni singolo artista.Invece, in prossimità della prestazione, di ogni prestazione, si ricorre al riscaldamento, le cui tecniche e modalità, anche in questo caso, devono rispondere a criteri individualizzati a seconda delle estensioni e delle tessiture vocali di ogni cantante.  Quando intervengo in prima persona, sono solito identificare innanzitutto il campo vocale di ciascun artista, ossia l’estensione della sua voce, da quale nota a quale nota; e poi, all’interno di tale ampio range, definire la tessitura, vale a dire quella parte di campo vocale in cui la voce viene prodotta con minore sforzo e maggiore resa. Altrettanto importante è l’individuazione del passaggio di registro, cioè la zona tonale in cui il cantante passa da un registro di risonanze di petto a quello cosiddetto di testa (sia esso in voce di falsetto, sia esso a voce piena). In base a tutto questo e ad altro, e non prima dell’identificazione di tali presupposti, passo a tracciare la basi e le caratteristiche del vero e proprio riscaldamento vocale, che in ultima analisi si identifica con l’emissione, in determinate modalità di posizione del suono (avanzato e non ingolato, ad esempio), di sequenze di note che tengano in considerazione e rispetto i principi della fisiologia vocale: prima i toni medio gravi per un certo periodo, poi quelli più acuti, e quindi il passaggio di registro. Ma ognuno ha il proprio riscaldamento, per ognuno ci sono esercizi e modalità del tutto individualizzate, nulla di generale e uguale per tutti. Altro che consigli generici e da banco!


 


Prof. Massimo Borghese


Foniatra. Otorinolaringoiatra


Milano. Verona. Napoli. Ginevra


www.massimoborghese.it


http://foniatriartistica.blogspot.it


 





"Un bambino su cento ha l'autismo", è il titolo del mio nuovo libro in tema di autismo, disturbi dello sviluppo e della comunicazione. Aldenia Edizioni, 255 pagine, 18 €. Possibile acquistarlo e riceverlo a domicilio, scrivendo a: m.borghese@tin.it





Autisme et thérapie


Il y a une nouveauté en matière de thérapie en Suisse romande pour le traitement des troubles de la communication et parmi ceux-ci les troubles du spectre autistique: l’Intervention Phoniatrique Intégrée.
    
Cette solution novatrice a été créée et développée par le Pr Massimo Borghese depuis près de 25 ans en Italie. Elle s’adresse aux enfants et adolescents en particulier. Cette approche s'adapte régulièrement aux évolutions des pathologies de la communication et répond à une demande exigeante et en nette augmentation depuis plusieurs années. En effet, vous aurez probablement entendu fréquemment parler de troubles appartenant au spectre autistique, de psychoses, de dyslexies, du trouble du déficit d'attention avec ou sans hyperactivité (TDAH), de retard de langage, etc.
        
L'Intervention Phoniatrique Intégrée, pratiquée dans les cabinets de thérapies du Pr Massimo Borghese, médecin-chirurgien, spécialiste en phoniatrie et en oto-rhino-laryngologie, a fait ses preuves au cours du temps. Elle se développe actuellement aussi au Luxembourg et en France.





VOCE E FARMACI 


Il professionista della voce, soprattutto se artista, è come un atleta, e come tale deve essere considerato, inquadrato, curato e trattato.


Se un calciatore, nel tirare i calci di punizione, non riesce a centrare la porta e dimostra di avere una mira inadeguata, o non regge lo sforzo richiesto per novanta minuti di gioco, alla domanda su quali provvedimenti adottare per rimediare, che cosa risponderemmo? Di prendere un determinato farmaco, o piuttosto di allenarsi cercando di migliorare la tenuta fisica, l’impostazione del baricentro, il tipo di rincorsa, la capacità di coordinare la mira con l’esecuzione del tiro? Sicuramente stiamo pensando tutti a questo secondo tipo di consigli piuttosto che alla somministrazione di un farmaco “che faccia tirare meglio” o che “aiuti ad avere più fiato” (a parte il doping, naturalmente…).


Beh, lo stesso si dovrebbe pensare quando un cantante, un attore, o anche un insegnante continuamente sottoposto ad uso della voce, chiede quali rimedi adottare in seguito a una diminuzione non occasionale delle prestazioni vocali. Specifico “non occasionale”, perché può capitare che un raffreddore, una faringolaringite o una bronchite, possano provocare una raucedine per qualche giorno. In tal caso, i provvedimenti volti a curare quelle infiammazioni o infezioni, sono sufficienti anche per riportare, di conseguenza, la voce nella normalità. Diverso invece è il caso di cali e difficoltà persistenti nel tempo, di peggioramenti progressivi o di perdite di capacità precedentemente presenti. In casi simili, che peraltro sono i più frequenti, occorre interpellare il foniatra per inquadrare la situazione e i motivi che l’hanno determinata; successivamente sarà il caso di rivolgersi al logopedista piuttosto che al farmaco, per trovare i rimedi funzionali ai disturbi individuati.


Consiglio sempre di evitare autoprescrizioni, soprattutto i soliti antibiotici, cortisonici e altri antiinfiammatori, aerosol quasi sempre inutili e irritanti, o anche equivalenti omeopatici, oggi di moda, ma comunque tendenti ad alimentare una visione chimico-farmacologica piuttosto che funzionale, dei problemi vocali.


Colgo l’occasione di queste dissertazioni sul tema farmaci e voce, per ricordare anche quali possono essere gli effetti indesiderati sulle produzioni vocali, dei medicinali più comunemente usati anche in situazioni diverse, ma comunque assunti da cantanti e attori durante la loro attività.


Antibiotici: presi per via orale, solitamente alterano la flora batterica intestinale, favorendo diarree, crampi, cattivi assorbimenti di vitamine e minerali, con le immaginabili conseguenze generali e specifiche per le funzioni vocali.


Antistaminici: hanno come non trascurabile effetto indesiderato, la secchezza delle mucose, che invece in un cantante devono risultare particolarmente umidificate.


Aerosol: stesso discorso come sopra, in quanto l’inalazione per via aerosolica di prodotti medicamentosi, induce secchezza mucosa.


Ormoni estrogeni (per lo più presenti nella pillola anticoncezionale, anche se assunta per altre indicazioni): nelle voci a tessitura acuta, e dunque in particolare in soprani, soprani leggeri, soprani di coloratura, di agilità, riducono le capacità di raggiungere o mantenere le tonalità più alte, a causa di una maggiore ritenzione di liquidi che inducono nei tessuti, comprese quindi le corde vocali.


Antidepressivi: riducono le capacità di controllo generale e specifico delle emissioni e delle risonanze.


Prodotti ad azione locale: solitamente irritano le mucose e alterano sia pure in parte la percezione e il controllo dell’uso dei risuonatori.


Bevande calde, tisane varie: agiscono sulla faringe, entrano in esofago, nello stomaco, non nella laringe e sulle corde vocali (per fortuna!). Dunque, non solo non aiutano, ma possono anche disturbare le funzioni di controllo, come spiegato già sopra.


Fumo, alcool, droghe: dobbiamo ancora ricordare che fanno a male a tutto? Non c’è prestazione occasionale apparentemente migliorata che ne giustifichi l’uso!


 





«Cantanti e attori sono come atleti e come tali devono essere seguiti e curati».


È l’affermazione che in qualità di foniatra e otorinolaringoiatra, docente di fisiologia vocale in conservatorio, medico di artisti della voce e personaggi dello spettacolo, ripeto frequentemente per far comprendere il significato della gestione medica, curativa e preventiva dei possibili disturbi della voce cantata e recitata. Purtroppo è ancora diffusa l’idea di rivolgersi allo specialista della voce solo quando cominciano i problemi, quali raucedine, stanchezza vocale, perdita di alcune tonalità. Bisognerebbe, invece, andare dal foniatra come si va dal cardiologo o dal fisiatra prima di iniziare una disciplina sportiva.


Si canta o si recita con tutto il corpo, non solo con le corde vocali. Un attore o un cantante dovrebbe essere sempre affiancato da un foniatra, per controllare che le corde vocali siano indenni e per una serie di verifiche che vanno effettuate prima dell’inizio della carriera e durante tutto il suo corso.


Gestire da un punto di vista foniatrico un professionista della voce, significa verificarne lo stato generale di salute, in termini di igiene vocale, alimentazione, sonno, buon funzionamento degli apparati respiratorio, digerente, muscolare, metabolico ed endocrino. Significa anche lavorare su tono muscolare, rilassamento generale e di singoli distretti, respirazione, tecniche vocali, risonanze, articolazione.


In un panorama didattico affollato di “vocal coach” improvvisati e insegnanti non sempre competenti, è indispensabile fare un po’ di chiarezza nel definire chi veramente può seguire e curare un allievo e un professionista della voce artistica, senza arrecargli danno. Da diversi anni mi adopero nel formare e aggiornare attori, cantanti, terapisti che, a loro volta, realizzano su se stessi un percorso di studio e approfondimento comprendente competenze di diversa matrice, foniatrico-logopedica, musicale, teatrale: Attori, cantanti, logopedisti che, al di là delle rispettive competenze di base, interiorizzano i contenuti delle discipline necessarie per ampliare a 360 gradi il proprio patrimonio di conoscenze, diventando a loro volta formatori e trainers competenti.


Affinché i maestri siano dunque costantemente preparati e all’altezza della situazione, organizzo incontri e stages di confronto e aggiornamento non solo per gli allievi, ma anche per i docenti, perché non si finisce mai di studiare, approfondire e perfezionare le tecniche di insegnamento e intervento».





Medical Excellence tv. Dieci puntate televisiva sull'autismo. Durata, circa dieci minuti a puntata.



Prima puntata: Autismo. Inquadramento generale e cause: http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Medici-in-prima-linea-autismo-che-cosè-e-quali-sono-le-cause.html


Seconda puntata: Autismo. Modalità di insorgenza: http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-come-e-quando-si-manifesta.html


Terza puntata: Autismo-Autismi. Manifestazioni cliniche e basi anatomiche: http://medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Medici-in-prima-linea-autismo-e-autismi.html


Quarta puntata: Autismo. aspetti clinici: http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-aspetti-clinici.html


Quinta puntata: Fattori di rischio: http://medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-fattori-di-rischio.html


Sesta puntata: Tipi di intervento terapeutico: http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-tipi-di-intervento-riabilitativo-e-metabolico.html


Settima puntata: Intervento Foniatrico Integrato nell’autismo. http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-intervento-foniatrico-integrato-2.html


Ottava puntata: "Autismo e Linguaggio": http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-e-linguaggio.html


Nona puntata: Autismo e ADHD: http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-e-disturbo-da-deficit-di-attenzione-e-iperattività.html


Decima e ultima puntata, dedicata ai capisaldi dell'intervento abilitativo foniatrico integrato, ai concetti di guarigione clinica e anatomopatologica, al futuro per gli autistici: http://www.medicalexcellence.tv/medici-in-prima-linea/Autismo-quale-futuro.html


 





La Foniatria è la disciplina medica che si occupa della fisiopatologia della comunicazione. Comunicazione è voce, è linguaggio, è lettura e scrittura, ma è anche arte, arte vocale, arte pittorica, arte musicale.
Del resto, quando in veste di Foniatra ripeto sempre che "si canta con tutto il corpo" e non solo con le corde vocali, credo che valga allo stesso modo anche l'idea che si suoni uno strumento musicale impegnando tutto il corpo, che si reciti, ci si esprima, a livello emotivo ed artistico, con l'intero corpo.
Dunque, il Foniatra per chi canta, per chi recita, per chi comunica, per chi suona...
Da queste basi proporrei un programma formativo didattico, ma soprattutto esperienziale (dopo venticinque anni di attività) rivolto a professionisti della voce quali cantanti, musicisti, attori, siano essi artisti in carriera, siano essi docenti, siano essi allievi, siano essi anche semplici amanti della materia, per presentare e discutere alcuni dei principali aspetti dell'anatomia, del funzionamento, delle caratteristiche del corpo di chi canta, danza, recita, suona..., al fine di contribuire a raggiungere una maggiore conoscenza delle potenzialità, dei limiti, degli errori, dei comportamenti da evitare, degli atteggiamenti e delle pratiche da coltivare, il tutto attraverso presentazioni di taglio estremamente pratico degli argomenti di interesse.





La Foniatria è la disciplina medica che si occupa della fisiopatologia della comunicazione. Comunicazione è voce, è linguaggio, è lettura e scrittura, ma è anche arte, arte vocale, arte pittorica, arte musicale.
Del resto, quando in veste di Foniatra ripeto sempre che "si canta con tutto il corpo" e non solo con le corde vocali, credo che valga allo stesso modo anche l'idea che si suoni uno strumento musicale impegnando tutto il corpo, che si reciti, ci si esprima, a livello emotivo ed artistico, con l'intero corpo.
Dunque, il Foniatra per chi canta, per chi recita, per chi comunica, per chi suona...
Da queste basi proporrei un programma formativo didattico, ma soprattutto esperienziale (dopo venticinque anni di attività) rivolto a professionisti della voce quali cantanti, musicisti, attori, siano essi artisti in carriera, siano essi docenti, siano essi allievi, siano essi anche semplici amanti della materia, per presentare e discutere alcuni dei principali aspetti dell'anatomia, del funzionamento, delle caratteristiche del corpo di chi canta, danza, recita, suona..., al fine di contribuire a raggiungere una maggiore conoscenza delle potenzialità, dei limiti, degli errori, dei comportamenti da evitare, degli atteggiamenti e delle pratiche da coltivare, il tutto attraverso presentazioni di taglio estremamente pratico degli argomenti di interesse.



L'autismo è una patologia ad innesco esclusivamente genetico.
FALSO. L'autismo ha molti inneschi genetici, ma se fosse una patologia a base esclusivamente genetica, non registrerebbe un aumento di casi così impressionante da configurare come una vera e propria epidemia. Le malattie esclusivamente genetiche hanno un andamento numerico costante, senza incrementi tanto eclatanti.


L'attuale incidenza dell'autismo, è di uno ogni cento bambini nati .
VERO.


Alcuni sintomi precoci o premonitori dell'autismo, almeno per alcune forme di questa patologia, sono riconoscibili sin dai primi mesi di vita.
VERO.


Una diagnosi vera e propria di autismo tuttavia non può essere formulata prima dei tre anni di età.
FALSO. Per definizione, i sintomi di esordio delle sindromi autistiche si manifestano entro i trenta mesi di vita.


Una dieta priva di glutine e caseina può aiutare a migliorare molti sintomi dell'autismo.
VERO. Almeno per una (ampia) percentuale di autismi.


Per iniziare un trattamento abilitativo-riabilitativo sul linguaggio, occorre che il bambino acquisisca prima adeguate capacità attentive.
FALSO. Un intervento abilitativo sul linguaggio deve essere il più precoce possibile, anche se il bambino apparentemente non si mostra interessato.


Tutti gli autistici sono aggressivi e incontenibili.
FALSO. Alcuni hanno sintomatologie prevalentemente comportamentali con forti quote di aggressività, altri no.


Rispetto a un pari numero di bambini non autistici, la percentuale di autistici con manifestazioni epilettiche è più elevata.
VERO.


Ci sono autistici che hanno acquisito una buona verbalità.
VERO.


Quando all'origine di una sindrome autistica ci sono cause sicuramente genetiche, le possibilità di recupero sono più scarse.
FALSO.


Molti autistici presentano anche una sintomatologia di tipo ipercinetico.
VERO.


Ci sono autistici che hanno raggiunto buone capacità comunicative anche verbali, e sono stati scolarizzati .
VERO



 





“Dottore, le porto a visita mio figlio perché da circa due mesi ha la voce bassa e rauca.”


“Quanti anni ha il suo bambino?”


“Ne ha appena cinque. Infatti mi sembra strano che già a questa età possano esserci disturbi della voce, tanto meno delle corde vocali. Lo ha detto proprio il pediatra”.


“Ecco un altro caso in cui i pediatri, o almeno la maggior parte di essi, minimizzano e pensano che determinate patologie non possano comparire tanto presto”.


“Dunque, dottore, lei pensa che possano già esserci problemi alle corde vocali del mio bambino?”


“Se la raucedine è persistente, non è da escludere che possano essercene. Le corde vocali sono strutture delicate che possono danneggiarsi in caso di cattivo uso”.


“Che cosa intende per cattivo uso?”


“Mi riferisco ad abitudini fonatorie scorrette, che nel volgere di breve tempo possono produrre danno a carico delle corde vocali. Tali cattive abitudini sono il gridare spesso, cioè utilizzare la voce su intensità elevate; cercare ad esempio di farsi sentire a distanze eccessive, come da una stanza all’altra della casa, e per giunta con rumori di fondo quali televisori e stereo ad alto volume che costringono ad alzare ulteriormente la voce; oppure giocare con altri bambini gridando continuamente; o ancora cantare a scuola in cori nei quali l’unica esortazione dell’insegnante è quella di far sentire forte la voce piuttosto che usarla correttamente”.


“E in casi del genere possono prodursi danni alle corde vocali?”


“Sì, e ne ho visto già molti in numerosi bambini, anche all’età di tre-quattro anni”.


“Come si fa a vedere le corde vocali in un bambino?”


“Con l’esame laringoscopico, così come si effettua in un adulto”.


“Ed è possibile eseguire una laringoscopia in un bambino?”


“Se collabora e l’esaminatore a sua volta è capace ed esperto, sì, è possibile”.


“Che differenza c’è tra le corde vocali di un bambino e quelle di un adulto?”.


“Una corda vocale è formata essenzialmente da tre strati: quello più interno, che è il muscolo vocale, poi c’è una lamina elastica, e superficialmente troviamo la mucosa, che è la parte vibrante della corda. Nel bambino la lamina elastica (che funge da ammortizzatore meccanico) si forma verso i sette anni, per cui prima di tale età i danni strutturali risultano più ampi e meno circoscritti, come nel caso dei classici noduli cordali degli adulti”.


“Ed è peggio o è meglio?”


“Ne’ l’uno ne’ l’altro, direi che è semplicemente diverso, ma comunque non è auspicabile”.


“Una volta appurato che la voce rauca dipende da danni cordali, quali provvedimenti è possibile adottare? Sento parlare spesso di aerosol, sciroppi o prodotti omeopatici. Lei, dottore, che cosa suggerisce?”.


“Niente di tutto quello che ha detto. Gli aerosol di solito provocano secchezza delle mucose, e dunque rendono addirittura più difficile e faticosa l’emissione della voce. Anche altri farmaci, siano essi omeopatici o allopatici, non sortiscono effetti significativi, per il semplice motivo che non siamo davanti a infiammazioni o a infezioni, bensì a conseguenze meccaniche di cattive abitudini e dunque a uso improprio della voce. Di conseguenza, il rimedio non sarà farmacologico ma rieducativo riabilitativo. Suggerisco pertanto innanzitutto l’instaurazione di buone norme di igiene vocale: non gridare, non cercare di farsi sentire a distanze eccessive, non cercare di sopraffare gli altri con la voce, non cantare in cori diretti da incompetenti e dilettanti. Poi affidarsi al trattamento foniatrico-logopedico consistente in esercizi respiratori e fonatori tendenti a migliorare lo stato delle corde vocali attraverso un più appropriato modo di utilizzare la voce”.





“Dottore, le porto a visita mio figlio perché da circa due mesi ha la voce bassa e rauca.”
“Quanti anni ha il suo bambino?”
“Ne ha appena cinque. Infatti mi sembra strano che già a questa età possano esserci disturbi della voce, tanto meno delle corde vocali. Lo ha detto proprio il pediatra”.
“Ecco un altro caso in cui i pediatri, o almeno la maggior parte di essi, minimizzano e pensano che determinate patologie non possano comparire tanto presto”.
“Dunque, dottore, lei pensa che possano già esserci problemi alle corde vocali del mio bambino?”
“Se la raucedine è persistente, non è da escludere che possano essercene. Le corde vocali sono strutture delicate che possono danneggiarsi in caso di cattivo uso”.
“Che cosa intende per cattivo uso?”
“Mi riferisco ad abitudini fonatorie scorrette, che nel volgere di breve tempo possono produrre danno a carico delle corde vocali. Tali cattive abitudini sono il gridare spesso, cioè utilizzare la voce su intensità elevate; cercare ad esempio di farsi sentire a distanze eccessive, come da una stanza all’altra della casa, e per giunta con rumori di fondo quali televisori e stereo ad alto volume che costringono ad alzare ulteriormente la voce; oppure giocare con altri bambini gridando continuamente; o ancora cantare a scuola in cori nei quali l’unica esortazione dell’insegnante è quella di far sentire forte la voce piuttosto che usarla correttamente”.
“E in casi del genere possono prodursi danni alle corde vocali?”
“Sì, e ne ho visto già molti in numerosi bambini, anche all’età di tre-quattro anni”.
“Come si fa a vedere le corde vocali in un bambino?”
“Con l’esame laringoscopico, così come si effettua in un adulto”.
“Ed è possibile eseguire una laringoscopia in un bambino?”
“Se collabora e l’esaminatore a sua volta è capace ed esperto, sì, è possibile”.
“Che differenza c’è tra le corde vocali di un bambino e quelle di un adulto?”.
“Una corda vocale è formata essenzialmente da tre strati: quello più interno, che è il muscolo vocale, poi c’è una lamina elastica, e superficialmente troviamo la mucosa, che è la parte vibrante della corda. Nel bambino la lamina elastica (che funge da ammortizzatore meccanico) si forma verso i sette anni, per cui prima di tale età i danni strutturali risultano più ampi e meno circoscritti, come nel caso dei classici noduli cordali degli adulti”.
“Ed è peggio o è meglio?”
“Ne’ l’uno ne’ l’altro, direi che è semplicemente diverso, ma comunque non è auspicabile”.
“Una volta appurato che la voce rauca dipende da danni cordali, quali provvedimenti è possibile adottare? Sento parlare spesso di aerosol, sciroppi o prodotti omeopatici. Lei, dottore, che cosa suggerisce?”.
“Niente di tutto quello che ha detto. Gli aerosol di solito provocano secchezza delle mucose, e dunque rendono addirittura più difficile e faticosa l’emissione della voce. Anche altri farmaci, siano essi omeopatici o allopatici, non sortiscono effetti significativi, per il semplice motivo che non siamo davanti a infiammazioni o a infezioni, bensì a conseguenze meccaniche di cattive abitudini e dunque a uso improprio della voce. Di conseguenza, il rimedio non sarà farmacologico ma rieducativo riabilitativo. Suggerisco pertanto innanzitutto l’instaurazione di buone norme di igiene vocale: non gridare, non cercare di farsi sentire a distanze eccessive, non cercare di sopraffare gli altri con la voce, non cantare in cori diretti da incompetenti e dilettanti. Poi affidarsi al trattamento foniatrico-logopedico consistente in esercizi respiratori e fonatori tendenti a migliorare lo stato delle corde vocali attraverso un più appropriato modo di utilizzare la voce”.



“Buongiorno Dottore”.
“Buongiorno signori, perché siete qui?”.
“Perché il nostro bambino che ormai ha quasi tre anni, non parla, riproduce solo poche paroline di due sillabe, ma ci preoccupa anche perché gioca poco o nulla con gli altri della sua età, e tende a stare sempre da solo”.
“E’ la prima volta che consultate un sanitario per questo problema?”.
“A dir la verità ci eravamo rivolti al pediatra già un anno fa, perché anche allora il nostro bambino non parlava, ma il pediatra ci ha detto di non preoccuparci, perché non tutti i bambini sono uguali, e ognuno ha i suoi tempi. Ma noi ora siamo preoccupati, e di nostra iniziativa siamo venuti da lei, specialista foniatra”.
“E avete fatto bene, perché, ancora prima di vedere vostro figlio, vi dico subito che non è esatto affermare che ognuno ha i suoi tempi. I tempi di normalità esistono, e se non vengono rispettati, significa che qualcosa non sta procedendo nel verso giusto”.
“Noi temiamo che il nostro bambino stia sviluppando l’autismo; ma anche in questo c’è chi ha affermato che a due o tre anni è presto per parlare di autismo”.
“E io invece contesto anche questa affermazione, perché per definizione l’autismo insorge entro i trenta mesi di vita. E’ una definizione che non ho deciso io, ma universalmente riconosciuta e scritta nel nomenclatore ufficiale mondiale delle patologie neurologiche e psichiatriche. Dunque, non si può dire che esista un presto per diagnosticare o almeno ipotizzare una diagnosi di autismo. Anzi, più presto si provvede, soprattutto con la terapia, maggiori possibilità di successo si hanno”.
“Ma come si fa a diagnosticare l’autismo?”.
“La diagnosi di autismo è soprattutto una diagnosi clinica, basata cioè sul riscontro della presenza dei sintomi tipici di questa patologia, quali la mancanza di linguaggio o la sua presenza in forma molto ridotta e distorta; l’evitamento del rapporto con altre persone; la tendenza all’isolamento; la presenza di stereotipie, cioè movimenti ripetuti continuamente e senza un fine; la mancanza di contatto oculare; il ritardo di acquisizione delle autonomie fondamentali; e a volte l’ipersensibilità verso rumori, o luci, o contatti con la pelle; a volte l’impaccio motorio; a volte l’aggressività verso se stessi o verso gli altri.”
“Di tutto ciò che ha elencato, nostro figlio ha tutti i sintomi, tranne l’aggressività. Dunque lo si può considerare nello spettro autistico?”.
“In base a queste premesse, direi di sì; comunque adesso vorrei visitarlo personalmente ed esprimermi con una maggiore disponibilità di informazioni”.
“Che cosa gli farà? In che consiste la visita?”.
“Come vedete non indosso camici o abbigliamento che riporta all’ambiente ospedaliero; adesso mi seggo a terra di fronte a lui e comincio a cercare di interagire, tentando di agganciare il suo sguardo, attirando garbatamente la sua attenzione con un giocattolo o semplicemente toccandogli le mani per poi instaurare un contatto anche fisico; e via via cerco di proporgli qualche verbalizzazione invitandolo a chiamare voi genitori o a ripetere primi semplici modelli verbali… Ovviamente non basterà solo questo, ma comincio a farmi un’idea della situazione, perché se i primi segni sono evidenti, vi suggerirò di portarlo subito in terapia”.
“Ma ci hanno detto che se un bambino non è collaborante non gli si può insegnare a parlare”.
“Altro errore anche questo! Quale bambino di pochi anni di età con un piede o entrambi nell’autismo, risulterebbe collaborante? Sono i terapisti che devono coinvolgerlo e renderlo recettivo al loro intervento, e anche se questo non avviene (almeno apparentemente) bisogna comunque agire, perché solo ciò che viene realizzato nei primissimi anni di vita può sortire effetti concretamente favorevoli”.
“Dunque ci sono speranze per il nostro bambino, che un domani possa parlare e diventare come gli altri?”.
“Più presto si comincia a lavorare, più si lavora, più speranze di recupero ci sono. Ricordatelo sempre, e non date ascolto a chi minimizza il problema e vi invita a rinviare l’inizio di un percorso abilitativo”.



Attualità in tema di epidemiologia, diagnosi, prognosi, trattamento, delle sindromi autistiche


     Il grande aumento dei casi di autismo infantile in tutti i paesi del mondo, si presta inevitabilmente ad una revisione dei fattori epidemiologici, etiologici, clinici, prognostici, terapeutici, di una così complessa patologia intorno alla quale si sono sviluppati in questi ultimi anni numerosissimi approfondimenti spesso anche contrastanti tra loro in molti aspetti.


Al fine di cercare di dare un contributo alla ridefinizione delle sindromi autistiche, sotto tutti i punti di vista e di inquadramento, vorrei riportare, basandomi su rilievi estraibili da un arco di tempo di venticinque anni, alcuni elementi emersi da un’osservazione clinica, supportata da valutazioni statistiche e da follow up effettuati anche allo scopo di confermare o smentire quanto di volta in volta ipotizzato durante la mia esperienza diretta, o segnalato da altri ricercatori e operatori del settore.


I principali punti di riferimento per l’analisi in questione, sono riconducibili al complesso problema delle cause, dei meccanismi patogenetici, delle localizzazioni dei danni organici, delle manifestazioni cliniche, delle scelte e degli effetti delle terapie, non solo per avallarne o meno l’efficacia, ma anche per pronunciarsi in termini prognostici nei confronti di una patologia troppo spesso e talvolta affrettatamente definita come insormontabile e irrimediabile.


I risultati (da considerare mai definitivi!) di una lunga e approfondita serie di rilievi e analisi quali- quantitative, sono riassumibili per linee essenziali e per riferimenti di maggior interesse pratico, nei seguenti punti:


     Non è più possibile parlare di cause di autismo solo come innesco genetico. Malattie esclusivamente genetiche hanno andamenti epidemiologici costanti. L’aumento del 700% dei casi di autismo in tutti i paesi del mondo, disattiva di fatto la teoria che possa trattarsi di una patologia di sola origine genetica, spingendo a prendere in considerazione il concorso di fattori esterni, ambientali, alimentari, infettivi, tossici, farmacologici; e inducendo altresì a pensare anche alla “epigenetica”, ossia alle modifiche del patrimonio genico legate non alla trasmissione attraverso DNA, bensì all’effetto delle influenze ambientali. 


     Gli organi e apparati danneggiati nei diversi “autismi”, risultano essere soprattutto l’encefalo (cervello, cervelletto, tronco encefalico), il sistema digerente, l’apparato immunitario, il sistema endocrino; in misure e combinazioni diverse da caso a caso o almeno da gruppi di casi a gruppi di casi.


     Le manifestazioni cliniche delle sindromi autistiche hanno insorgenze molto precoci: dai primissimi mesi di vita nelle forme cosiddette primitive, ai quindici-diciotto mesi nelle forme cosiddette regressive. Ma in una situazione come nell’altra, non esiste un “presto” per pronunciarsi in senso diagnostico, e non vi possono essere ormai più giustificazioni per una ritardata diagnosi di autismo.


     Ne consegue la necessità di prese in carico terapeutiche immediate e precoci, senza rinvii inutili e dannosi. Statistiche alla mano, possiamo affermare che la maggiore percentuale di recuperi significativi di soggetti autistici, coincide con i parametri: immediatezza, intensività, qualità di intervento.


     In un’ampia e significativa percentuale di casi (tra il sessanta e il settanta), il ricorso a provvedimenti alimentari e a trattamenti biomedici, ha migliorato notevolmente le capacità di risposta dei soggetti autistici alle terapie abilitative riabilitative educative.


     Protagonista dei protocolli terapeutici deve essere l’intervento logopedico, da considerarsi fondamentale, improcrastinabile, e dunque non subordinato né nel tempo né nell’attesa di risultati, a qualsiasi altra forma di terapia. Affiancare, sì, ma non anteporre altri trattamenti rispetto a quello logopedico, da intendere peraltro nella sua piena realizzazione su tutti gli aspetti del profilo comunicativo: percettivo, cognitivo-integrativo, motorio-prassico-espressivo, relazionale-comportamentale.


     Non è vero che i sintomi dell’autismo non solo estinguibili. Trattamenti precoci, intensivi, competenti, possono consentire a un soggetto autistico, di diventare comunicativo, verbale, autonomo, socialmente compatibile, scolarizzabile, inseribile nel mondo del lavoro. Ciò non vuol dire il raggiungimento di una perfezione prestazionale o il superamento della patologia da parte di tutti; ma l’attuale provata e documentata esistenza di bambini riconosciuti inizialmente autistici, e migliorati al punto da aver estinto quelle sintomatologie, autorizza a credere e a investire in un lavoro di recupero a tutto campo, senza preclusioni e pregiudizi sulla sua possibilità di riuscita.


     Resta infine un tema aperto e da approfondire nel tempo: il nesso tra autismo infantile, sua evoluzione nell’adolescenza, e psicosi dell’età adulta. Analisi e verifiche retrospettive ci autorizzano a ipotizzare legami tutt’altro che trascurabili tra autismo (e altre psicosi dell’età evolutiva) e patologie psichiatriche dell’età adulta. Da qui, l’invito ad altri studiosi della materia, a orientare anche in questa direzione le loro ricerche.


 


Prof. Massimo Borghese


Direttore Centro Diagnosi e Terapie dell'Autismo


Napoli. Milano. Verona


 





La voce è un fenomeno corporeo, non rappresenta solo il prodotto della funzione di due corde vocali. Ne consegue che per avere e conservare una buona vocalità nel cantato, occorre curare innanzitutto la voce parlata quotidiana, e, più in generale, tutto l’organismo. Gestire correttamente le funzioni vocali artistiche deve presupporre la capacità di controllare bene le capacità basali di emissione della voce, e quindi il parlato quotidiano. Tale affermazione rappresenta uno dei consigli iniziali e basilari che siamo soliti dare a quanti, tra cantanti e attori, dilettanti o in carriera, si rivolgono a noi foniatri e trainers vocali, per imparare ad impostare dall’inizio le loro abilità vocali, o per correggere difetti e danni da essi derivati. L’altro consiglio preliminare, non meno importante del primo, riguarda la cura del corpo in generale, la necessità di condurre una vita sana, ben oltre le sole funzioni laringee notoriamente e convenzionalmente preposte alla produzione della voce. Sono ancora molti coloro i quali credono che basti salvaguardare l’organo vocale per eccellenza, la laringe, per ottenere buone prestazioni canore o recitative. Sfatiamo allora il mito delle sciarpe di lana al collo, o quello degli altrettanto inutili ricorsi a caramelline, sciroppi, pozioni, cibi particolari e suggestivi, che nulla apportano di buono o di meglio alle funzioni vocali. Ricordiamo invece, e ancora una volta, che il cantante o l’attore, va considerato al pari di un atleta, e come tale deve essere allenato, fisicamente e psicologicamente; deve avere determinate abitudini di vita, regole alimentari, ore di sonno ben precisate in base alle proprie caratteristiche ed esigenze energetiche. Tutto ciò, ancor prima di parlare in termini di interventi specifici sulla vocalità. Iniziare pertanto dalle regole basilari di vita che si fornirebbero ad uno sportivo che sta preparando un torneo o una stagione: dormire un numero di ore sufficienti, non bere alcolici (non è vero che l’alcol fa cantare meglio!), non fumare, non usare droghe, non trovarsi in sovrappeso né, allo stesso tempo, seguire diete ipocaloriche che non forniscono energie adeguate. Allo stesso tempo, dedicarsi allo specifico relativo alle funzioni vocali e artistiche, scegliendo un foniatra di fiducia, al quale rivolgersi non soltanto quando emergono difficoltà, ma consultarlo all’inizio e nel corso della carriera, così come quando nello sport si ha il proprio fisiatra o il proprio cardiologo o il proprio medico sportivo. Alla figura del foniatra che segue e monitorizza tutti gli aspetti medici specifici della voce e generali dell’organismo, si affianca quella del trainer vocale, ossia un professionista che possegga nel proprio bagaglio formativo e operativo, competenze logopediche e artistiche, al fine di supportare il professionista della voce, al pari di un allenatore-trainer di uno sportivo. Il paragone con gli atleti, ci consente di veicolare più facilmente agli artisti, messaggi di prevenzione e cura delle loro abilità fisiche che supportano le funzioni vocali. Del resto, la vita di un cantante o di un attore in continui spostamenti da una sede all’altra, e con dispendi notevoli di energie mentali e fisiche, non è tanto diversa da quella di un calciatore o di un qualsiasi altro sportivo che deve mantenersi sempre in forma, in buono stato di salute, e ben allenato.


Prof. Massimo Borghese    Foniatra  Otorinolaringoiatra    Napoli. Milano. Verona. Ginevra


 


 





Intervento Foniatrico Integrato nella diagnosi e terapia dell’autismo 


La sindrome autistica rappresenta oggi una delle patologie della comunicazione di sempre più frequente riscontro, e tra le più complesse sia da un punto di vista etiologico e patogenetico, che da un punto di vista terapeutico, tanto che mi sentirei portato a parlare di « autismi» piuttosto che di autismo. Ne deriva che la gestione a livello diagnostico e rimediativo possa trovare difficilmente risposte in una sola disciplina medica o riabilitativa, anche se, allo stesso tempo, un’eccessiva frammentazione nelle differenti aree e tra le diverse figure professionali di competenza, soprattutto se in assenza di un coordinamento e di una visione unificanti, non gioverebbe comunque alla buona riuscita di tutte le iniziative diagnostiche e curative utilizzabili. Venticinque anni di attività in qualità di foniatra nel campo della diagnosi e terapia delle patologie della comunicazione, e in particolare dell’autismo, mi hanno portato a concepire, adottare e realizzare progressivamente dei modelli di intervento che cercassero di rispettare il più possibile l’evoluzione dei tempi, delle scoperte, delle conferme e delle smentite provenienti dalla ricerca scientifica e dall’esperienza, cercando sempre di conciliare i principi teorici con qualsiasi spunto pratico che scaturisse dai riscontri emergenti dai diversi campi della riabilitazione, della farmacologia e della clinica in genere. Il progressivo aumento dei casi di autismo negli ultimi venti anni, e in tutte la parti del mondo cosiddetto industrializzato, hanno aperto inevitabilmente il campo a molte iniziative talvolta anche esclusivamente speculative e non sempre orientate verso la ricerca dell’effettivo beneficio per i portatori di tale patologia; così come allo stesso tempo sono sorti studi e filoni terapeutici di reale utilità. Il panorama dei “metodi” e dei sedicenti “esperti in materia” è andato via via ad affollarsi nel giro di breve tempo, generando, non di rado, comprensibile disorientamento innanzitutto tra le famiglie di soggetti con autismo, ma anche tra gli stessi operatori (vedasi ad esempio giovani laureati in discipline riabilitative) alla ricerca di chi potesse offrire soluzioni, cure e insegnamenti affidabili e realmente utili. Personalmente, in un’ottica di costante apertura verso tutte le discipline e le aree della scienza e della riabilitazione che possano offrire contributi validi, mi sono trovato spesso anch’io a chiedermi se e quali proposte innovative che si affacciavano progressivamente nel panorama della cura dell’autismo, potessero meritare attenzione e coinvolgimento in protocolli di azione comuni. Affermerei che rispetto a due decenni fa, in cui, pur essendoci pluralità di idee e di modalità operative, ci si poteva comunque muovere e orientare in un ambito sufficientemente delineato e circoscritto, in questi ultimi tempi la proposte terapeutiche per l’autismo si sono fortemente moltiplicate, direi al punto di inflazionare il campo delle possibilità di scelta. Convinto della necessità di una gestione prioritaria di stampo foniatrico dell’autismo (essendo la foniatria la scienza medica della fisiopatologia della comunicazione) ed impostando pertanto le linee base dell’attività diagnostica e terapeutica sui capisaldi della foniatria e della logopedia, non ho tuttavia mai trascurato il ricorso ai contenuti di altre discipline afferenti alla riabilitazione e all’educazione, nonché alla cura del corpo e delle sue alterazioni, considerando infatti l’autismo come una malattia a base organica, con radici che affondano, sì, nelle attività cerebrali, ma che si collegano a funzioni metaboliche, endocrine, immunologiche, biochimiche, alimentari, a loro volta più o meno riferibili a input genetici molto più complessi di quanto talvolta viene descritto. Ho sempre concepito, insomma, un modello di intervento multidisciplinare, sia pure a matrice prevalentemente (ma non esclusivamente) foniatrico logopedica. Nel corso degli anni sono passato da un semplice schema foniatria-psicomotricità-logopedia, ad un disegno più articolato e strutturato, di cui mi sembra opportuno descriverne direttamente gli attuali aspetti e caratteristiche, ben consapevole che nulla potrà mai venire etichettato come “definitivo”, perché nulla, credo, nella scienza, debba essere considerato tale, pena la perdita di quella che reputo la caratteristica fondamentale della ricerca in medicina: la verifica continua di ciò che si realizza e di ciò in cui oggi si crede, ma che domani potrebbe essere diverso. Ciò premesso, descriverei l’attuale modello di intervento diagnostico e terapeutico per l’autismo (ed altre comunicopatie ad esso correlato), definito Intervento Foniatrico Integrato, attraverso i seguenti capisaldi: 


   - Figura medica di riferimento: Foniatra.


   - Operatori: Logopedisti. Psicomotricisti. Psicologi. Educatori.


   - Formazione specifica: incontri di formazione di base per due anni, più tirocinio pratico presso le


      nostre sedi.


   - Aggiornamento continuo (obbligatorio).


   - Rapporto libero-professionale sempre soggetto a revisione.


   - Rotazione degli operatori nelle diverse sedi lavorative.


   - Partecipazione attiva delle famiglie.


   - Rapporti con le scuole.


   - Aggiornamenti-monitoraggi continui attraverso riunioni periodiche nelle diverse sedi. 


La concezione di questo modello operativo trova motivazione, tra l’altro, nelle seguenti ragioni:


Figura medica di riferimento, il foniatra, perché come già accennato, è il foniatra il medico specialista in fisiopatologia della comunicazione. Riporto al riguardo la definizione coniata dall’Unione Foniatri Europei nel 1992: “Il foniatra è il laureato in medicina e chirurgia che si occupa dei problemi della fisiologia e della patologia della comunicazione umana o più comunemente della voce, della parola, del linguaggio, dell’udito (in quanto interessante il linguaggio orale con particolare riguardo alla pedoaudiologia), della comunicazione non verbale, della deglutizione e degli apprendimenti.” Nel volume “Il Foniatra. Profilo di una professione” di O. Schindler e V. Tramontani (Ed. Omega, 1994), si legge: “Il foniatra è l’unica figura medica che abbia competenza su tutti gli aspetti della comunicazione. Pertanto è il solo a gestire il complesso molto eterogeneo, fisiologico, nosologico e clinico (diagnostico, preventivo, terapeutico, abilitativo e riabilitativo) che concerne la comunicazione umana.”


Il secondo punto, riguardante la molteplicità di figure operanti nell’ambito della riabilitazione, va inteso non solo in termini di fruizione del beneficio di avvantaggiarsi dell’operato di differenti tipi di professionisti, ma anche in termini di differenze di singoli terapisti ed educatori appartenenti alle stesse categorie. Significa in pratica che un bambino preso in carico, non soltanto ruota tra sedute con il logopedista, lo psicomotricista, lo psicologo, l’educatore, ma che questi professionisti stessi non sempre sono rappresentati dalle stesse persone, preferendo piuttosto ricorrere ad una rotazione di operatori che prevede anche uno scambio periodico di sedi (attualmente situate, nella nostra realtà operativa, a Napoli, Milano, Verona, Padova, Perugia, Ginevra, Losanna), con conseguente ulteriore vantaggio per i terapisti derivante dal confronto con altri colleghi di diverse città.


Per quanto riguarda la formazione specifica, la reputo necessaria al di là delle conoscenze e delle competenze già in possesso di ogni membro dell’equipe, perché si tratta di assimilare un modello di intervento non ordinario, in un continuo affinarsi e modificarsi nel tempo, in costante revisione e aggiornamento; da cui l’esigenza di apprenderlo in partenza e di rimanervi sempre immersi per incamerarne le continue evoluzioni.


Il ricorso al rapporto libero professionale e non a un’assunzione con stato di dipendenza permanente a stipendio, scaturisce dalla propensione a mantenere sempre vivo e desto l’interesse per l’aggiornamento, per rimettersi continuamente in discussione, non solo da un punto di vista scientifico, ma anche economico e prettamente lavorativo. In altre parole, desidero che ogni collaboratore debba dimostrare e rinnovare di giorno in giorno, di mese in mese, la propria abilità ed il proprio valore, non in uno stato di sensazione di precarietà, ma in un atteggiamento di slancio verso un continuo ribadire e confermare le capacità che può mettere a disposizione dei pazienti che assistiamo, ed ai quali offro così la garanzia di un continuo monitoraggio, conferma e rinnovo del personale operante.


Altro ineliminabile caposaldo del modello operativo Intervento Foniatrico Integrato, è la partecipazione attiva, informata, consapevole e responsabile delle famiglie o di almeno alcuni membri di esse. Sono solito affermare che “senza i migliori terapisti non si recupera un bambino con disabilità, ma che senza un’attiva partecipazione della famiglia, anche se con i migliori terapisti, ugualmente non si recupera un bambino con disabilità”. Dunque, ottimi operatori della riabilitazione, come condizione necessaria ma non sufficiente, se manca la componente familiare. La famiglia deve infatti credere al progetto terapeutico, innanzitutto per portare il bambino alle sedute di trattamento, nonché per ascoltare, imparare e mettere poi in pratica ciò che gli operatori spiegano e mostrano ai parenti che hanno accompagnato il piccolo paziente; ma anche per realizzare la cosiddetta generalizzazione degli apprendimenti nella quotidianità domestica e di un’intera giornata nelle diverse sedi in cui il bambino vive e sviluppa i suoi rapporti con gli altri. Lo stesso ragionamento è applicabile anche in ambito scolastico, nel cui contesto risulta di importanza fondamentale l’azione degli educatori che potrà essere tanto più valida e costruttiva quanto più sarà stata collegata e integrata con il lavoro dei riabilitatori e della famiglia.


 In qualità di foniatra, inquadro a livello diagnostico il bambino in prima visita formulando al termine di essa una diagnosi clinica; imposto i programmi riabilitativi abilitativi, nonché eventuali altri rimedi di tipo alimentare e/o farmacologico; oltre ad occuparmi del monitoraggio longitudinale dell’andamento dei trattamenti educativi abilitativi e delle altre eventuali cure cui il paziente viene sottoposto. Allo stato attuale delle conoscenze sull’autismo, siamo orientati ad assumere atteggiamenti terapeutici abilitativi educativi basati sulla tempestività e l’intensività del lavoro. Intendo dire che appena diagnosticata una comunicopatia rientrante nello spettro autistico, o come autismo conclamato, o come “autismo in progress” (termine con il quale definisco un incedere preoccupante e progressivo di sintomi appartenenti alla patologia autistica) proponiamo una presa in carico a tutto campo, cosiddetta “a trecentosessanta gradi”, che ha l’obiettivo di lavorare sui versanti percettivo, cognitivo, motorio-passico-espressivo, relazionale-comportamentale, del profilo comunicativo del bambino. La figura medica del foniatra coordina l’azione dei diversi operatori della riabilitazione coinvolti a tale scopo, ma si occupa anche di altri eventuali interventi di tipo farmacologico e/o alimentare, considerate le recenti ricerche e conferme di esperienze che pongono in maggiore evidenza il significato e l’importanza di particolari provvedimenti dietetici nell’autismo e nella sindrome da deficit dell’attenzione con iperattività, ma anche in considerazione del progressivo espandersi delle iniziative di tipo (psico)farmacologico nei confronti delle quali, al contrario, abbiamo attualmente un atteggiamento di maggiore prudenza, con conseguente analoga necessità di controllo, verifica e monitoraggio, anche e soprattutto quando il piccolo paziente è seguito da più di una figura medica nei rispettivi campi di competenza.


A livello di risultati che ci si prefigge di raggiungere, possiamo identificare nei seguenti punti gli obiettivi dell’Intervento Foniatrico Integrato nell’autismo: 


-         Uscita dall’isolamento


-         Raggiungimento di comportamenti sociali adeguati


-         Conquista di tutte le autonomie


-         Estinzione-riduzione delle stereotipie


-         Raggiungimento di abilità comunicative verbali


-         Apprendimento della lettoscrittura


-         Inserimento scolastico al pari degli altri


-         Inserimento lavorativo 


Nelle situazioni più favorevoli è stato ed è possibile raggiungere tutti i traguardi sopra elencati, intendendo con il termine “più favorevoli”, i casi di bambini per i quali la diagnosi di autismo è stata precoce (età di due, massimo tre anni) così come precoce e immediato è stato l’inizio del trattamento abilitativo educativo, realizzato inoltre in modo intensivo, competente, e con il pieno supporto della collaborazione familiare e scolastica. Alla luce di tali premesse, abbiamo potuto vivere la soddisfazione di vedere bambini che a due-tre anni avevano ricevuto la diagnosi di autismo, entrare in prima elementare all’età di sei, meglio sette anni, in condizioni di buon possesso di abilità comunicative verbali, capacità relazionali e di apprendimento alla pari di quelle dei coetanei, autonomie e comportamenti sociali adeguati. Laddove non sono ottenibili tutti questi successi, siamo soliti veder raggiungere comunque miglioramenti prestazionali nelle diverse aree comunicativa, verbale, cognitiva, percettivo-sensoriale, comportamentale, motoria, in misura proporzionale alla tempestività, alla qualità e all’intensività dell’intervento terapeutico.   


Massimo Borghese. Foniatra. Direttore Centro Studio Diagnosi e Terapia dell’Autismo. Napoli. Milano. Verona


 






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tra poco le informazioni di Italiasalute.it
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